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Amaro riso di angeli

NATALE

Due poesie di D. M. Turoldo

 

AMARO RISO DI ANGELI…

La tristezza di questi natali

Signore, ti muova a pietà.

Luminarie a fiumane, ghirlande

di false costellazioni oscurano

il cielo di tutte le città.

Nessuno più appare all’orizzonte:

nulla che indichi l’incontro

con la carovana del Pellegrino;

non uno che dica in tutto l’Occidente:

“Nel mio albergo si, c’è un posto”!

Non un segno di cercare oltre,

un segno che almeno qualcuno creda,

uno che attenda ancora

colui che deve venire…

Non attendiamo più nessuno!

Tutto è immoto, pure se

dentro un inarrestabile vortice!

E’ così, è Destino, più non ci sono

ritorni, né ricorsi: è inutile

che venga! Tale è questa

civiltà gravida del Nulla!

Ora tu, anche se illuso di credere

o figlio dell’ateo Occidente,

segui pure la tua stella – così

è gridato per tutta la città

dai vessilli – segui, dico,

la stella e troverai cornucopie

vomitare leccornie, o non altro

che spiritati manichini

di mode folli in volo

dalle vetrine…

Poiché falso è questo tuo

donare (è Natale!), falso

perfino stringerci la mano

avanti la Comunione, e

trovarci assiepati nella Notte

a cantare “Gloria nei cieli … “.

 

Un amaro riso di angeli obnubila

lo sfavillio dei nostri presepi, Francesco

cantore di perfette, tragiche

letizie: pure se un Dio

continuerà a nascere,

a irrompere da insospettati recessi:

là dove umanità alligna ancora

silenziosa e desolata: dal sorriso

forse di un fanciullo

della casba a Daccà, o a Calcutta…

Nessuno conosce solitudine come

il Dio del Cristo: un Dio

che meno di tutti può vivere solo!

 

Certo verrà, continuerà

a venire, a nascere

ma altrove,

altrove…

VIENI DI NOTTE

Vieni di notte,

ma nel nostro cuore è sempre notte:

e dunque vieni sempre, Signore.

 

Vieni in silenzio,

noi non sappiamo più cosa dirci:

e dunque vieni sempre, Signore.

 

Vieni in solitudine,

ma ognuno di noi è sempre più solo:

e dunque vieni sempre, Signore.

 

Vieni figlio della pace,

noi ignoriamo cosa sia la pace:

e dunque vieni sempre, Signore.

 

Vieni a liberarci,

noi siamo sempre più schiavi:

e dunque vieni sempre Signore.

 

Vieni a consolarci,

noi siamo sempre più tristi:

e dunque vieni sempre Signore.

 

Vieni a cercarci,

noi siamo sempre più perduti:

e dunque vieni sempre Signore.

 

Vieni, tu che ci ami,

nessuno è in comunione col fratello

se prima non è con te, o Signore.

 

Noi siamo tutti lontani, smarriti,

né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo:

vieni, Signore.

 

Vieni sempre, Signore.