info-Parrocchia


SACERDOTI DEL SUFFRAGIO



don Maurizio Pezzoni
parroco
nato il 16.06.1952
ordinato nel 1978
in parrocchia dal 2009
tel. 02 8969 1904
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don Stefano Bersani
nato il 7 febbraio 1967
ordinato il 10 giugno 2000
in parrocchia dal settembre 2008
tel. 02 3669 7858


don Paolo Galli
nato il 29 ottobre 1971
ordinato il 13 giugno 1998
in parrocchia dal settembre 2008
tel. 02 3669 7863


don Lorenzo Simonelli
nato il 1° febbraio 1967
ordinato il 12 giugno 1999
in parrocchia dal 2005
tel. 02 2893756

Sant'Antonio - Navata sinistra

 

 

 

"La parrocchia è una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell'ambito di una Chiesa particolare e la cui cura pastorale è affidata, sotto l'autorità del Vescovo diocesano, ad un parroco quale suo proprio pastore".[1]È il luogo in cui tutti i fedeli possono essere convocati per la celebrazionedomenicale dell'Eucaristia. La parrocchia inizia il popolo cristiano all'espressione ordinaria della vita liturgica, lo raduna in questa celebrazione; insegna la dottrinasalvifica di Cristo; pratica la carità del Signore in opere buone e fraterne.[2]

 

(Catechismo della Chiesa Cattolica2179)

(vedi http://it.cathopedia.org/)

 

(da  http://www.corradomarchi.it/pubblicazioni/saggi/dizionario/parrocchia.htm)

La parrocchia è sicuramente la struttura più significativa nella vita del credente: è nella parrocchia che uno celebra i momenti più importanti dell’esistenza (nascita, matrimonio, morte), è nella parrocchia che si trovano i preti quando se ne ha bisogno, è nell’oratorio che si trascorrono gli anni dell’infanzia, è in chiesa che avviene (settimanalmente) l’incontro con il Cristo nella Parola e nell’Eucaristia. Nel contempo l’istituzione parrocchiale in questi ultimi decenni sembra perdere terreno: diminuisce la frequenza ai sacramenti, la cristianizzazione si diffonde sempre più, la vita si svolge in luoghi (scuola, fabbrica, …) lontani dal campanile; la vita stessa di fede avviene lontano dalla parrocchia o comunque non seguendo la comune divisione territoriale.

Etimologia della parola ‘parrocchia’ – Il verbo greco karikšw significa sia “abitare accanto”,  sia “abitare come forestieri” in una città; con questo significato appare nei primi documenti cristiani e indica la comunità locale (I lettera di Clemente Romano ai Corinti, fine I sec.). Fino al III secolo il termine comporta il duplice significato di assemblea locale e di estraneità nei confornti del mondo (valenza escatologica); Origene in Contra Celsum, III, 29 afferma che la chiesa di Cristo, in paragone agli assembramenti dei popoli fra cui dimorano (paroikein) sono come fari nel mondo. nella seconda metà del IV secolo, la parola  paroecia si riduce a un valore puramente amministrativo e indica la diocesi; nel VI secolo essa è sinonima di diocesis. Dal VI secolo in poi la parola ‘parrocchia’ acquisisce il significato attuale Come si vede il termine originariamente aveva un profondo significato teologico, che però scompare quando viene usato in campo amministrativo.

 

Storia dell’istituzione ‘parrocchia’ – Cercheremo ora di riproporre la storia dell’istituzione ‘parrocchia’ per ricavarne alcuni principi teologici.

 Le parrocchie come decentramento delle diocesi apparvero già sul finire del IV secolo, soprattutto nel Nord – Italia in quanto la diffusione del cristianesimo in ambiente rurale non permetteva a tutti i fedeli di recarsi presso la chiesa cattedrale (nel centro urbano) e quindi si rende necessaria l’istituzione di altri luoghi di culto decentrati. Queste chiese, chiamate pievi, avevano anche facoltà di battezzare (erano anche chiamate chiese battesimali) possedevano un loro cimitero e il diritto di esigere decime dai fedeli; questo processo di espansione del cristianesimo lontano dalle città continuerà fino al 1100 (soprattutto nelle vallate alpine). Nel Meridione invece non abbiamo questo fenomeno a causa sia dell’esistenza di molte città romane e quindi di molte sedi episcopali, sia della poca diffusione del messaggio cristiano in ambito rurale.

Nel periodo feudale assistiamo a un progressivo inglobamento della struttura parrocchiale nel rigido sistema economico con l’istituzione da parte di privati di cappelle dipendenti dalla pieve, in alcuni case avevano un proprio reggente, vi veniva celebrata la messa nelle festività minori, ma non avevano sotto di sé una porzione del territorio plebano. Nel momento in cui queste chiese erano fondate da un privato (laico, feudatario, chierico), egli accampava diritti di proprietà non solo sugli edifici e sulle terre beneficiali, ma cercava di usurpare le funzioni ecclesiastiche della chiesa battesimale con le relative rendite. Inoltre dal secolo X i vescovi cedettero in feudo molte pievi ai loro vassalli, comprese terre e rendite, in cambio dell’impegno di provvedere al sostentamento del clero ivi in cura d’anima.

Fu con la riforma gregoriana (sec. X) che si contrastò tale fenomeno condannando il possesso da parte di laici di istituzioni ecclesiastiche e promovendo una riforma della vita del clero favorendo fra l’altro la vita comune dei chierici sotto una regola canonicale presso le pievi; queste comunità dovevano raccogliere tutti i ministri officianti nelle cappelle. Dal secolo XII la struttura parrocchiale tese a delinearsi maggiormente: le cappelle rurali assunsero man mano le funzioni di cura d’anime fra cui la possibilità di avere il cimitero e di riscuotere le decime, mentre dovettero attendere fino al XIV secolo la facoltà di amministrare il battesimo; in città invece si assistette a una frantumazione del territorio cittadino in varie parrocchie, lasciando però la facoltà di battezzare alla chiesa cattedrale. Questi sviluppi ebbero come conseguenza un declino delle pievi a favore delle parrocchie che si rendevano sempre più autonome rispetto alle stesse pievi. Le cause di questo processo iniziatosi sul principio del XII secolo furono molteplici; ne ravvisiamo alcune: declino della vita comunitaria a causa della divisione delle rendite della comunità canonicale in prebende individuali; la nascita degli ordini mendicanti (sec. XIII), che non legavano i singoli religiosi a un luogo, ma permettevano loro una cura d’anime ‘itinerante’; uno sconvolgimento delle millenarie strutture sociali: trasferimento dell’asse dalla campagna alla città e spostamento dalle vie di comunicazione (rivoluzione stradale = fine sec. XIII).

Bisogna però attendere fino al Concilio di Trento per vedere realizzata una vera sistemazione delle condizioni del ministero pastorale della parrocchia. Essa venne definita come una porzione determinata della diocesi dotata di una chiesa propria, con una precisa popolazione e affidata alla cura di un proprio pastore. la parrocchia doveva avere dei confini precisi; bisognava che essa non fosse troppo grande perché il parroco potesse conoscere i suoi parrocchiani.

Nella realtà contemporanea la situazione è rimasta eguale a quella di Trento; il vigente Codice di Diritto canonico predica infatti al can. 216, par. I:”Territorium cuiuslibet diocesis dividatur in distinctas partes territoriales; unicuique autem parti sua peculiaris ecclesia cum populo determinato est assignanda, suusque peculiaris rector, tamquam proprius eiusdem pastor, est perfigiendus pro necessaria animarum cura”.

Da questo breve excursus storico possiamo notare come la parrocchia nel corso della storia della chiesa si sia trasformata (in bene o in male) secondo il mutare del contesto sociale: possiamo dire che la storia della parrocchia rifletta la storia della chiesa; la struttura parrocchiale è una comunità in movimento, in continua ri – creazione; è una struttura dinamica e pluriforme (cfr. A. MazzoleniL’evangelizzazione nella comunità parrocchiale, Alba, 1973, p. 63).

Un aspetto prezioso delle parrocchie consiste nella testimonianza storica dei loro archivi che possono anche contenere archivi aggregati come nel caso della nostra chiesa che conserva documenti che ci riconducono fino al 1577 quando queste zone erano territorio rurale della pieve di Lambrate.

L’archivio svolge funzioni pratiche, amministrative, giuridiche, e pastorali, e contemporaneamente anche funzioni spirituali e culturali; il parroco e i suoi collaboratori debbono produrre, raccogliere e conservare i documenti imposti dalla normativa ecclesiastica e dalla legislazione civile (perché la parrocchia è riconosciuta dallo Stato italiano con legge n.222/1985 come persona giuridica, titolare di diritti e doveri).

Fin dall’origine, ma sempre più con il passare del tempo, i documenti dell’archivio assumono valore di fonte storica sia per la comunità religiosa, sia per la comunità civile. Per la comunità dei fedeli l’archivio può essere occasione per riflettere sul misterioso intreccio della storia sacra e della storia profana, e come tale l’archivio può divenire strumento pastorale anche in una ottica retrospettiva (infatti si possono trarre oggi insegnamenti anche da errori commessi in passato, pur facendo salva la buona fede delle persone, così come si può ritrovare una ispirazione ancora attuale in scelte coraggiose effettuate in circostanze molto diverse da quelle odierne).Per tutti gli studiosi, credenti o no, l’archivio parrocchiale è una fonte preziosa per la storia, anche sociale, culturale, artistica, economica, sanitaria della comunità locale.