Home

Prossimi eventi

La Parrocchia,
una porta aperta sulla piazza:
si entra per adorare Dio
si esce per amare e servire i fratelli.

riga

riga

Milano, 28 marzo 2020

Carissime e carissimi,

un inno liturgico di Quaresima in un passo dice “noi camminiamo come nel deserto”.

E' l’esperienza che stiamo facendo.

Il deserto è luogo dell’incertezza e della precarietà dove le sicurezze vengono meno, si avverte il bisogno e si sperimenta l’insufficienza delle proprie risorse. 

Si cammina senza sapere bene cosa si ha davanti e su quali forze si può contare.

E’ proprio così anche per noi.

Sperimentiamo l’insufficienza delle nostre strutture e delle nostre sicurezze, siamo chiusi in casa senza sapere fino a quando e, soprattutto,

viviamo con impotenza il distacco forzato da coloro che in prima persona si misurano con la durezza della malattia e dell’infezione virale.

Un virus che rapisce gli affetti e, subdolamente, anche i nostri punti di riferimento.

Anche noi camminiamo come in un deserto.

Non possiamo non fare i conti con il grido che si leva in noi e intorno a noi, nemmeno la fede ci autorizza farlo.

Sono i giorni in cui dobbiamo accettare di “marcire” - se mi consentite la durezza del termine - in questa nostra impotenza, negli interrogativi più veri che nascono nel cuore e nella sofferenza degli amici e dei fratelli che abbiamo accanto. 

Proprio come i discepoli che hanno conosciuto lo smarrimento, la sofferenza del venerdì santo, il silenzio del sabato santo senza risposte al proprio dolore e alle proprie domande.

I canti sui balconi ora cedono il posto al silenzio della preghiera e al grido che rivolgiamo a Dio.

Il salmo 21 che Gesù prega sulla croce presta anche alla nostra invocazione la densità della Sua preghiera:

«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Tu sei lontano dalla mia salvezza»:

sono le parole del mio lamento.

Dio mio, invoco di giorno e non rispondi,

grido di notte e non trovo riposo.

Eppure tu abiti la santa dimora,

tu, lode di Israele.

In te hanno sperato i nostri padri,

hanno sperato e tu li hai liberati;

a te gridarono e furono salvati,

sperando in te non rimasero delusi…

E io vivrò per lui,

lo servirà la mia discendenza.

Si parlerà del Signore alla generazione che viene;

annunzieranno la sua giustizia;

al popolo che nascerà diranno:

«Ecco l'opera del Signore!».

 

E' un affidamento che matura non “nonostante” la prova, ma proprio nella durezza della prova; non “nonostante” lo smarrimento, ma proprio nei giorni del silenzio; non “nonostante” le lacrime, ma proprio nella stagione delle lacrime.

Solo abitando pienamente e fino in fondo il dramma di questa domanda è possibile riconoscere Dio come il Dio della vita, un Dio amante dell’uomo.

 

Vorrei dire a tutti coloro che stanno combattendo con la malattia - e sono molti anche tra noi - che siamo al vostro fianco con l’affetto, la vicinanza spirituale e soprattutto con la preghiera. Con un supplemento di preghiera.

Esodo 17,8-16 ci racconta che nella battaglia di Israele contro Amalek l’anziano Mosè non combatte sul campo, ma rimane sulla montagna con le braccia alzate a intercedere per il suo popolo:

 “11 Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek.

12 Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l'altro dall'altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.”

Come Mosè anche noi teniamo le braccia alzate ad intercedere per tutti coloro che combattono malattia, preoccupazione e senso di abbandono. 

E rimarranno alte fino “al tramonto del sole”, contateci.

 

Tra questi amici vi è anche don Gianfranco che martedì 24 è stato ricoverato al Policlinico e si trova ora in un condizioni molto serie.

Gli siamo vicino con affetto e gratitudine e lo affidiamo all’intercessione di Carlo Acutis di cui è stato Parroco e confessore.

A tutti la mia vicinanza e la mia preghiera, in attesa di celebrare insieme la Pasqua del Signore.

 

don Claudio 



riga

 

on line i Foglietti delle Messe

Ancora Editrice, per far fronte all’emergenza che ha provocato la sospensione delle celebrazioni, mette on line sul proprio sito i Foglietti delle Messe domenicali.

A questa pagina i Pdf, disponibili gratuitamente per tutti i fedeli.

 

riga

VEDI TUTTO

riga

top

Amaro riso di angeli

NATALE

Due poesie di D. M. Turoldo

 

AMARO RISO DI ANGELI…

La tristezza di questi natali

Signore, ti muova a pietà.

Luminarie a fiumane, ghirlande

di false costellazioni oscurano

il cielo di tutte le città.

Nessuno più appare all’orizzonte:

nulla che indichi l’incontro

con la carovana del Pellegrino;

non uno che dica in tutto l’Occidente:

“Nel mio albergo si, c’è un posto”!

Non un segno di cercare oltre,

un segno che almeno qualcuno creda,

uno che attenda ancora

colui che deve venire…

Non attendiamo più nessuno!

Tutto è immoto, pure se

dentro un inarrestabile vortice!

E’ così, è Destino, più non ci sono

ritorni, né ricorsi: è inutile

che venga! Tale è questa

civiltà gravida del Nulla!

Ora tu, anche se illuso di credere

o figlio dell’ateo Occidente,

segui pure la tua stella – così

è gridato per tutta la città

dai vessilli – segui, dico,

la stella e troverai cornucopie

vomitare leccornie, o non altro

che spiritati manichini

di mode folli in volo

dalle vetrine…

Poiché falso è questo tuo

donare (è Natale!), falso

perfino stringerci la mano

avanti la Comunione, e

trovarci assiepati nella Notte

a cantare “Gloria nei cieli … “.

 

Un amaro riso di angeli obnubila

lo sfavillio dei nostri presepi, Francesco

cantore di perfette, tragiche

letizie: pure se un Dio

continuerà a nascere,

a irrompere da insospettati recessi:

là dove umanità alligna ancora

silenziosa e desolata: dal sorriso

forse di un fanciullo

della casba a Daccà, o a Calcutta…

Nessuno conosce solitudine come

il Dio del Cristo: un Dio

che meno di tutti può vivere solo!

 

Certo verrà, continuerà

a venire, a nascere

ma altrove,

altrove…

VIENI DI NOTTE

Vieni di notte,

ma nel nostro cuore è sempre notte:

e dunque vieni sempre, Signore.

 

Vieni in silenzio,

noi non sappiamo più cosa dirci:

e dunque vieni sempre, Signore.

 

Vieni in solitudine,

ma ognuno di noi è sempre più solo:

e dunque vieni sempre, Signore.

 

Vieni figlio della pace,

noi ignoriamo cosa sia la pace:

e dunque vieni sempre, Signore.

 

Vieni a liberarci,

noi siamo sempre più schiavi:

e dunque vieni sempre Signore.

 

Vieni a consolarci,

noi siamo sempre più tristi:

e dunque vieni sempre Signore.

 

Vieni a cercarci,

noi siamo sempre più perduti:

e dunque vieni sempre Signore.

 

Vieni, tu che ci ami,

nessuno è in comunione col fratello

se prima non è con te, o Signore.

 

Noi siamo tutti lontani, smarriti,

né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo:

vieni, Signore.

 

Vieni sempre, Signore.

Scuola materna

logo Poma 28Chi siamo

DAL 1983 SCUOLA DELL’INFANZIA

Nella nostra Parrocchia di Santa Maria del Suffragio, esiste da oltre 25 anni una solida realtà certamente conosciuta ma anche poco appariscente e molto discreta, proprio come il granellino di senape evangelico.

Si tratta della Scuola dell’Infanzia di via Poma.

Correva infatti l’anno 1983 che l’allora parroco, poi nominato vescovo ausiliario di Milano, Monsignor Marco Ferrari, affidò la struttura alla cura della suore Salesiane di via Bonvesin e da allora l’anima di don Bosco ed il lavoro delle Suore e delle splendide Educatrici accompagnano i bambini del quartiere in quegli anni delicati misteriosi e per questo stupefacenti dell’infanzia prescolare.

La Scuola dell’Infanzia, riconosciuta Paritaria con decreto del 25.01.2002 Prot. N.986 assicura un percorso educativo conforme agli standard attuali. Per i dettagli vedere nella sezione le pagine dedicate.


 

 

Per iscrizioni ed informazioni dettagliate

Scuola dell’Infanzia: via Poma 28
tel e fax 02.73.80.816
mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Gruppi del Vangelo

Come sapete, lo scorso 9 giugno si è tenuto l'incontro conclusivo dell'attività dei Gruppi del Vangelo per l'anno pastorale 2015-2016.
 
Nel corso dell'incontro, tenuto in San Proto, si è meditato il Salmo 16 "Non ho altro bene che Te".
 
Le risonanze alle parole del Salmo (e dei canti e delle preghiere) sono state messe per iscritto.
 

Ne è nato IL NOSTRO SALMO.  (Vedi il testo completo)

 

I GRUPPI DEL VANGELO

leggi una testimonianza diretta

La situazione attuale della Chiesa può essere definita come una situazione di crisi dei suoi modelli tradizionali di annuncio e di catechesi, ma anche un momento che sta preparando un profondo rinnovamento. In questo rinnovamento i GRUPPI DEL VANGELO nelle case possono avere una loro particolare funzione.crocifissione
Se pensiamo un momento, in passato, il presupposto fondamentale sul quale poggiava l’educazione alla fede tradizionale era quello di una fede già in atto. Sintetizzando in maniera un poco approssimativa, ma efficace, possiamo dire che oggi, invece, siamo passati a “Cristiani non si nasce, si diventa”. La fede era già in atto allora, si succhiava con il latte della mamma. Ma il presupposto è anche il grande equivoco. La fede non è più in atto: va proposta e suscitata.
In questa prospettiva va valutata quella particolare forma di evangelizzazione che sono i “gruppi del vangelo nelle case”.
È un’iniziativa semplice: trovarsi in casa, con amici, vicini, parenti, anche persone lontane dalla Chiesa o che non partecipano molto alla sua vita (e dunque aperto a tutti), e leggere insieme (o preparare prima) un testo evangelico per commentarlo e confrontarsi un po’, pregarci sopra qualche minuto ed, eventualmente, trovare una cosa da fare o un atteggiamento personale da rinnovare a partire dall’ascolto della Parola di Dio e dalla parola degli altri: è mantenere così vivo il Vangelo nella propria vita.
a) Il primo pregio può essere il luogo: la casa. La casa è il luogo di vita e di ritrovo della gente: lì si raggiungono persone che in parrocchia non verrebbero mai. La casa è il luogo dove si affronta la vita, i problemi, le relazioni, le gioie e le difficoltà, le nascite e le morti, la salute e la malattia. Trovarsi in casa porta spontaneamente a parlare del vissuto. Non è possibile, in casa, fare dei discorsi sulla fede slegati dalla vita. La casa è il luogo naturale della comunicazione tra le persone. Incontrarsi in casa è subito un invito alla parola, al dialogo. In casa non c’è chi insegna e chi ascolta, anche se i ruoli sono differenti. In casa tutti parlano. La casa richiama un gruppo primario, cioè piccolo, a cui ci si identifica, non strutturato: un gruppo basato sulle relazioni e non sulla struttura. Il Vangelo così torna nelle strade, entra nelle case. La fede diventa una cosa di cui parlare, quotidiana, legata alla vita della gente.
b) Lo stile partecipativo. Non è possibile in una casa fare una conferenza e poi chiedere ai presenti cosa ne pensano. Il catechista laico non è capace di fare una conferenza e la gente non li frequenta per questo motivo. Li frequenta per parlare, per comunicare, per condividere. I ‘GRUPPI DEL VANGELO’ operano una “declericalizzazione” dell’annuncio del Vangelo: la Parola di Dio torna risorsa disponibile per tutti. Il buon pane della Parola è dato alla gente. In un contesto culturale di isolamento e di solitudine, torniamo a comunicare e a comunicare attorno a ciò che ci fa vivere.
c) Il contenuto: esperienza e Parola. In un contesto di questo genere si è ‘obbligati’, dentro una casa, a ascoltare le persone e la realtà che esse vivono con gli occhi e gli orecchi carichi del messaggio cristiano; d’altra parte si è obbligati ad ascoltare la “Parola di Dio” senza disgiungerla dalla “parola dell’uomo”, dai suoi bisogni, dalle sue ansie, dalle sue aspirazioni.
d) La conduzione dei gruppi del vangelo. I GRUPPI DEL VANGELO saranno guidati da un responsabile. Il suo ruolo sarà semplicemente di aprire l’incontro con la preghiera e di chiuderlo eventualmente con una piccola sintesi delle cose emerse come soggetto primo e principale dell’evangelizzazione.
Insomma: si tratta di rimettere al centro la Parola di Dio, convinti che si è fatta strada è la
necessità di un annuncio e di una pastorale basati sui rapporti personali, sulle esperienze di relazione interpersonale, e sempre di meno sulle strutture. La fede nasce dai rapporti.
Stiamo in qualche modo tornando ad una situazione simile a quella della comunità primitiva.
Le prime “chiese” sono nate da esperienze di comunicazione, attorno ad un evento che ha
fatto irruzione nella loro vita. Le comunità sono nate da parole profonde che un gruppo di
uomini e donne si sono scambiati, parole rese possibili dalla Parola, dall’esperienza comune del Signore Risorto. Questa esperienza originaria, torna a rivelarsi decisiva in un processo di nuova evangelizzazione. Questo comporta due cose:

- la necessità di puntare su nuclei piccoli, su comunità primarie;
- la consapevolezza che nulla sostituisce il rapporto di testimonianza e di annuncio da
persona a persona. Usando un’espressione provocatoria, si potrebbe lanciare l’invito a
intraprendere una strategia di adozione spirituale: “adotta un adulto”.

don Maurizio

Per informazioni sui gruppi rivolgersi in segreteria oppure scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.