arte al Suffragio:

gli affreschi

 


I grandi affreschi di Carpi

Aldo Carpi nacque a Milano il 6 ottobre 1886. Allievo a Brera (dal 1906 al 1910) di Cesare Tallone, rientrò nel 1930 all'Accademia prima come professore e poi, dal 1945 al 1958, come direttore. Sin dal 1912 iniziò ad esporre con successo alla Biennale di Venezia. Di ritorno dalla prima guerra mondiale, cui partecipò come volontario in fanteria, pubblicò due serie di disegni: Serbia eroica e Guerra di mare. Durante il secondo conflitto mondiale sopravvisse alla prigionia nel campo di concentramento di Gusen, dov'era stato internato per le sue origini ebraiche. Morì nel 1973. Ha esposto a quasi tutte le Quadriennali di Roma, le Triennali di Milano e le Biennali di Venezia, e ha tenuto mostre personali in diverse città d'Europa. Opere sue sono, a Milano, le vetrate della chiesa di S. Sempliciano con le vicende del "Carroccio", la prima vetrata della navata sinistra del Duomo di Milano con la storia di Davide, quella dell'Ospedale Maggiore di Milano raffigurante la cacciata dal Paradiso Terrestre, la Via Crucis e i due affreschi del presbiterio nella nostra chiesa. Suoi anche i mosaici della Basilica dell'Annunciazione a Nazareth. Altre opere sono disseminate in numerose collezioni private, in musei e gallerie d'arte moderna, a Milano, Roma, Firenze, Palermo, Parigi, Lima, Buenos Aires. Dal 19 gennaio al 25 febbraio 1990 si è tenuta a Milano, a Palazzo Reale, una mostra antologica che ha favorito una riscoperta dell'arte del Carpi all'interno della pittura del '900 italiano. Un'altra mostra si è tenuta nel giugno dello stesso anno a Brescia a cura dell'Associazione Arte e Spiritualità intitolata "Lo spirituale nell'opera di Aldo Carpi" in cui sono state esposte più di quaranta opere di tematica religiosa. In questa occasione la parrocchia ha inviato due tavole della Via Crucis: il Cireneo (V stazione) e il Sepolcro (XIV stazione).

transetto sinistro

LA RESURREZIONE

grande

trittico nel presbiterio

La Resurrezione ha una impostazione complessa. Nella parte centrale dominata della figura del Cristo e delle sagome dei soldati dormienti, si snodano sullo sfondo altre scene: l'angelo e le donne al sepolcro, l'apparizione di Gesù alla Maddalena, la corsa di Pietro e Giovanni al sepolcro, il viaggio di Gesù verso Emmaus. Dei due riquadri che l'affiancano, quello di destra (qui a fianco) raffigura il mondo di sempre, dove la vita, schiava di passioni, denaro, sete di potere, è morte. Il diavolo, in primo piano, incalza i dannati. "C'è il malvagio che ha usato violenza contro di sè, il mondano e la mondana, il signore "per bene" che ruba coi guanti; un prete poco sollecito come risulta dal faccione rubicondo; c'è Hitler col casco delle SS", annoterà don Portaluppi sul "Chronicon". Nel riquadro di sinistra si contrappone a questa Babele moderna, dove c'è posto anche per Mussolini, il mondo, dominato dalla Cupola di S. Pietro, nel quale un angelo porta la pace del Risorto a diverse categorie di persone.

Ladri e tiranni
Resurrez. Cupola S.Pietro carpiresurrezione

Molti sono i ritratti inclusi in questa scena: c'è il ritratto del decoratore Clerici che aiutò Carpi nella preparazione dei colori, quello del suo amico pittore Pietro Chiesa , il ritratto di don Portaluppi vestito da Domenicano e l'autoritratto dello stesso artista. Il soldato dormiente , in primo piano a destra ha le sembianze del signor Reina, che lavorò durante tutta la guerra per realizzare il nuovo presbiterio; lo affianca ancora il decoratore Clerici, mentre il soldato a sinistra è da identificare con un chierico del tempo, Carlo Ottolini. Hanno prestato le loro fisionomie a questa figurazione due coadiutori d'allora: don Giuseppe Cucchiani e don Paolino Spreafico.

carpidettagli12.jpg (25K) carpiresurrp2.jpg (19K)

carpiresurrp1.jpg (30K) carpiresurrp4.jpg (9K)

Particolari dalla "moderna Babele"

carpidettagli13.jpg (21K) carpirespart1.jpg (12K)

carpirespart2.jpg (31K)




transetto destro

LA CROCIFISSIONE

grande

trittico nel presbiterio

 

IL PRESBITERIO

La zona presbiteriale è, tra i vari ambiti della chiesa, la più ricca di opere d'arte, in termini sia quantitativi che qualitativi. Come si è già visto, l'aspetto odierno rappresenta lo sbocco di un laborioso processo creativo. Il primo consistente intervento risale al 1915, quando viene edificato l'attuale altare e realizzata la cornice marmorea su disegno dell'ing. Chiappetta, in pregiati marmi e decorazioni bronzee.
Il paliotto della mensa presenta in bassorilievo l'incontro di Cristo con la Madre durante la salita al Golgota. Al centro dell'alzata della mensa, decorata con medaglioni raffiguranti Evangelisti e Santi, è inserito il Tabernacolo, plasmato nel 1916 in marmo rosa di Candoglia, a forma di tempietto, a pianta ottagonale irregolare. Consente l'apertura e la chiusura del Tabernacolo una porticina cesellata, in bronzo dorato a fuoco, che rappresenta la cena di Emmaus; al fianchi di questa, sui lati corti dell'ottagono, due statuette in marmo di Carrara raffigurano Elia e Melchisedek.
La cornice marmorea tripartita inquadra un trittico pittorico su tavola firmato, nel 1915, da Eugenio Cisterna. Il tema, La pietà, tanto caro a tutti i massimi esponenti della pittura, dal romanico ad oggi, è qui reinterpretato nella sua iconografia classica: la Madre in atto di mostrare il corpo esanime del Figlio. Alle spalle del gruppo due angeli sorreggono un drappo su cui si leggono le parole del profeta Geremia: "Guardate se c'è un dolore simile al mio" (Lam. 1,12). Sullo sfondo il Golgota, circondato da un'aureola luminosa, ed angeli e, in lontananza, Gerusalemme, la città santa, dai vaghi contorni. Alla sinistra del gruppo, San Giovanni, coi volto distrutto dal dolore, e alla destra la Maddalena, in preghiera, contemplano la scena. Particolarmente riuscita la figura della Madre, solenne, maestosa, il volto quasi pietrificato dal dolore, avvolta nell'ampio panneggio nero. Sottostanno all'imponente scena della Pietà tre riquadri di diversa estensione che descrivono, tutti su fondo oro, altrettanti momenti della Passione di Cristo: l'orazione nel Getzemani a sinistra, l'Ultima Cena al centro e la fiagellazione a destra.
Durante la seconda guerra mondiale la zona presbiterale fu oggetto di completa ristrutturazione su disegno dell'arch. Cabiati. Le pareti del presbiterio, per buona parte, furono rivestite in marmo con qualche particolare strutturale in cotto. La zona risultò delimitata da una balaustra marmorea. La volta e l'arco che divide il coro furono affrescati da L. Filocamo: con santi e profeti, le quattro vele del presbiterio; con otto angeli musici e cantori, l'arco. I quattro personaggi delle vele appaiono accomunati per aver esaltato la Vergine con canti e lodi: San Bernardino è raffigurato con la frase "Tu dispensatrice d'ogni grazie", San Bernardo con "Vergine Madre Figlia del tuo Figlio", Isaia con "Verrà una Vergine della stirpe di Jesse", il Re Davide con "Pose la sua abitazione nel sole".
La sistemazione architettonica del presbiterio lasciava ad intonaco la parte superiore delle pareti: e qui, nel 1946, don Portaluppi invita Aldo Carpi, miracolosamente scampato al Lager di Gusen e nel contempo diventato direttore dell'Accademia di Brera, ad eseguire due grandi affreschi (7x3) al lati dell'altare maggiore: a destra la Crocefissione, a sinistra la Resurrezione.

trittico della crocifissione

La Crocefissione è impostata in modo classico: cinque figure, ai piedi della Croce, avvolte in ampi panneggi, fanno contrasto con la nudità del Cristo. Lo sfondo, dai cupi colori che precedono le tenebre, non presenta alcun segno di riferimento: appare come un puro "avvenimento sul mondo, tanta è la profondità dell'orizzonte" - dirà don Portaluppi. E il Golgota offre due vie: o la condivisione della Croce (riquadro di sinistra con il martirio di S. Pietro) o il suo rifiuto (riquadro di destra con i bestemmiatori). Più in particolare, la scena di destra, "I bestemmiatori", rappresenta gente che insulta il Cristo, chi nel comizio, chi nella taverna, chi con il malcostume, senza che il demonio debba molto faticare; questi è infatti effigiato, in basso a sinistra con le braccia conserte. Solo una bambina, a destra, condivide il dolore del Crocifisso. La scena di sinistra, La crocefissione di Pietro, propone in primo piano cinque figure rappresentative di tutto l'arco dell'umana esistenza e , in secondo piano, il martirio dell'Apostolo.
(qui sotto alcuni dettagli)

crocifissione di S.Pietro

crocsanpietrop3.jpg (9K) crocsanpietrop2.jpg (14K) crocsanpietrop1.jpg (13K)

carpicrocifp1.jpg (18K) carpicrocif.jpg (23K)

carpicrocifp2.jpg (31K)

carpicrocifp3.jpg (27K)

carpibestemm.jpg (19K)
spla3a3a.gif (1K)



Gli affreschi di Filocamo

IL FIGLIOL PRODIGO

Affresco ubicato nel transetto destro, sopra l'accesso alla Cappella di San Proto
Ne è autore lo stesso artista (L. Filocamo) che ha affrescato anche l'altro transetto con l'Adultera.
Esiste, tra i due affreschi, una simmetria sottolineata dall'identità della cifra stilistica. In questo caso, Filocamo illustra il capitolo 15 del Vangelo di Luca nel momento culminante, allorché "il Figlio disse: ( ... ) Mi leverò e andrò da mio padre. Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno d'essere chiamato tuo Figlio".
Come nella tradizione classica, più scene confluiscono in un'unica raffigurazione. Sullo sfondo, seminudo, sfibrato dal forzati digiuni, un giovane scende lungo il sentiero sul monte. In primo piano, il padre accoglie il figlio con gesto amorevole, mentre una donna, dall'interno della casa, leva gli occhi al cielo in segno di ringraziamento. In secondo piano, all'interno del cortile, un'ulteriore scena ci descrive la ritrosia del fratello maggiore che assiste alla riconciliazione con freddezza. Nella penombra proiettata dalla recinzione, un angelo assiste all'abbraccio "e sembra dire che quel ritorno è anche opera sua, perché sta scritto: - Il Signore ha disposto un angelo per lui, affinché lo custodisca lungo tutte le sue vie - (Salmo 90,11)"
Una curiosità: il personaggio del padre costituisce un ritratto dell'architetto Ottavio Cabiati, che tanto si è prodigato per la parrocchia.
Come l'Adultera, anche il Figliolprodigo misura m. 3x4; è datato 1954, ed ha subito le stesse traversie di restauro del suo omologo.

 

figlprod.jpg (17K)

IL FIGLIOL PRODIGO

affresco nel transetto destro

Il figliol prodigo

particolare

figlprodp1.jpg (10K)

L'ADULTERA

affresco nel transetto sinistro

adultera.jpg (25K)
adulterapart.jpg (15K)

L'adultera

particolare


arteINDIETRO HomeHome