arte al Suffragio:

sculture e bassorilievi

 


statuaria di Leone Lodi

L'altorilievo del SACRO CUORE
1953

navata di sinistra - parete della quarta campata

sacrocuore.jpg (8K) (Si legge nel volume S.M.del Suffragio di Faruffini e Trolli:)
L'effigie del Sacro Cuore venne commissionata a Leone Lodi con l'espressa raccomandazione che fosse "pensata come, una visione: non come una statua, né come un busto. Anche se quel manto che scende ha del barocco, sottolinea la concezione intesa. Apparizione che invita a tener conto del cuore che tanto ha amato gli uomini e che non è riamato.  Ero sommamente preoccupato per il volto di Gesù. Non intendevo fosse una faccia effeminata, come accade sovente, ma pure doveva piacere al pubblico e ispirare devozione. Bisognava insomma ottenere che la figura del Signore svegliasse la pietà religiosa e invitasse alla preghiera" (1).
E i fedeli non fecero mancare il riconoscimento atteso dall'artista e dal committente: "Sono tanto lieto di vedere che il pubblico lo ha compreso nella sua delicata dolcezza e classicità di forme" (2).

 

La possibilità che ci è ora offerta di leggere più da vicino l'altorilievo marmoreo, esalta i valori plastici insiti nell'opera. Gli effetti chiaroscurali lievemente attenuati non negano l'eloquente e dolce invito espresso dalle mani che, pur nella tradizionalità iconoimmagini dell'impostazione, coinvolgono l'osservatore in un atteggiamento di fede e preghiera.

(1) da A. Portaluppi, op. cit., p. 40
(2) dal "Chronicon", 17 novembre 1953


l'altare

Opera di Leone Lodi, realizzato al modo degli antichi sarcofaghi romani, decorato su tutti i quattro lati con scene delle sette opere di misericordia corporale

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IL VECCHIO ALTARE

L'altare del sacro cuore risalente al 1931 fu ristrutturato nel 1953, quando la chiesa stava prendendo già un aspetto moderno, su progetto dell'architetto O. Cabiati e dello scultore Leone Lodi. Nel novembre del '53 venne conclusa la pala marmorea del Cristo e nel mese successivo lo scultore terminò anche l'altare marmoreo con la rappresentazione delle opere di misericordia (divenuto poi l'attuale altare in S.Proto) ed il complesso andò ad occupare il capocroce di sinistra nel transetto. Con la ristrutturazione del presbiterio nel 1979 e nel 1996 sia l'altorilievo che l'altare furono collocati nelle attuali sedi.

vecchio altare sacro cuore
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Madonna della Misericordia

Madonna della Misericordia
1937

            (Prima cappella della navata destra)

La statua, opera di Leone Lodi, venne scolpita nel 1937 per la nicchia sopra l'altare dedicato alla Vergine della Misericordia, che occupava precedentemente questo spazio. E' costituita da quattro blocchi di alabastro italiano, per un'altezza complessiva di m 1,80.
Quando venne portata in Parrocchia, nel febbraio del 1937, per un errore nella manovra di scarico la statua si spezzò all'altezza delle ginocchia. Al disappunto generale della folla che assisteva alla messa in opera non corrispose - pare - alcuna reazione di sconforto o preoccupazione da parte dello scultore, che la sera stessa ripartì per la Toscana: di lì a pochi giorni sarebbe ritornato con un nuovo blocco per il restauro.
"Lavorò tutta la notte di un sabato, e la mattina della domenica la Madonna era ritta su un piedestallo posticcio lungo la seconda colonna a destra, così da fare equilibrio al Sant'Antonio. Il pubblico che man mano arrivava per le varie Messe, rimaneva come incantato; e in breve davanti alla stupenda effigie della Vergine venne acceso un rogo di candele" (Don Portaluppi).

Nel maggio dello stesso anno il Card. Schuster venne ad impartire la Cresima ai ragazzini della Parrocchia e, come di consueto, non fece alcun commento spontaneo riguardo alla nuova statua; solo su pressante invito si lasciò sfuggire un: "Ho bisogno di venire a vederla con agio, ma per i tempi che corrono non è cattiva".
Ora, tolto l'altare, eliminata la nicchia che conteneva la statua, e posizionata quest'ultima su un piedestallo, il tutto-tondo risulta più visibile allo sguardo dei fedeli. E così, cinquant'anni dopo, si concretizza il ripensamento avuto da don Portaluppi al momento di collocare la statua, nel setttembre del 1938, nella nicchia appositamente predisposta: " ... e passarono parecchi giorni ed io non mi decidevo a farla portare nella nicchia sull'altare suo, già finito. Era tanto gradevole davvero, guardata da vicino. Perché trasferirla in alto tanto?"
La statua della Vergine poggia su un basamento mistilineo in marmo di sessanta centimetri, ed è posta sulla sinistra della cappella, il cui fondo è ora parzialmente rivestito in mattoni.
Al centro un'epigrafe marmorea, Tristitia vestra vertetur in gaudium ("La vostra tristezza si tramuterà in gioia"), ricorda il crollo delle fondamenta della chiesa (20.3.1986) e la data nella quale il tempio, nuovamente agibile venne riconsegnato alla Comunità (5. 9. 1987)

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Statua di S. Antonio
1933

            navata di sinistra - prima cappella

(Si legge nel volume S.M.del Suffragio di Faruffini e Trolli:)

L'attuale statua di S. Antonio sostituisce una precedente effigie in gesso che era appoggiata sempre alla parete sinistra ma nella seconda campata. Se valgono come segni tangibili della pietà popolare i cuori d'argento che vengono appesi in prossimità delle sculture o di altre immagini sacre, questa del Santo doveva essere indubbiamente oggetto di grande venerazione da parte dei parrocchiani. Quando si decise di commissionare a Leone Lodi la nuova immagine, don Portaluppi pensò che la devozione a Sant'Antonio potesse trarre ulteriore incremento dalla configurazione di quell'opera d'arte. "Gli diedi l'idea di come doveva essere. (Le braccia levate come in estasi e sul braccio sinistro il Bambino in atto di spezzare il pane). Doveva essere così in forma di croce. Non volli il marmo, ma bensì il travertino, che è meno freddo e più povero; quindi più adatto a rappresentare un discepolo di San Francesco"(1). Il 13 giugno 1933 la statua venne portata processionalmente da tutti i frati della chiesa dei Cappuccini (quella del convento di viale Piave) alla nostra Parrocchia, tra due ali di folla esultante. Dopo il discorso celebrativo, tenuto in chiesa da Padre Marinoni, Guardiano (che sarebbe diventato Vescovo di Asmara), la statua fu collocata sul piedestallo predisposto in precedenza vicino al primo pilastro a fascio della navata centrale. I nomi dei fedeli che con le loro libere offerte sovvenzionarono l'opera di Leone Lodi vennero trascritti su una pergamena sigillata tra il basamento e l'effigie del Santo.
Rinvenuta durante i recenti lavori di restauro, la pergamena reca come ultima firma quella di un capitano dei bersaglieri. Già nel 1942 la statua era stata restaurata perché la porosità del travertino non ne consentiva un'efficace manutenzione. Una volta riempiti i pori con polvere dello stesso materiale, la statua acquistò una levigatezza che ne permise, da allora in poi, un agevole lavaggio.

Infatti "vi sono fedeli che fanno lunghe carezze alla statua e poi tracciano su di sè il segno della Croce. Vi sono altri fedeli che le baciano i piedi. Altri che la coprono di fiori. Una donna un po' troppo... violenta nella sua devozione, per porre nella destra del santo un mazzetto di fiori, ne spezzò il dito indice. Scappata via, presa da paura, lo lasciò là in terra e si potè riporlo al suo posto senza gran danno" (2). Il medesimo intervento del 1942 comportò anche la realizzazione dei tre bassorilievi del basamento; dopodiché "dal 20 settembre, festa dell'Addolorata, è ritornata in chiesa la cara effigie del Santo" (3). La statua, a tutto tondo, è scolpita, come abbiamo detto , in un blocco di travertino; alta circa 2 metri, poggia su un piedestallo che reca un'iscrizione: "Spezza il tuo pane all'affamato - Frange esurienti panem tuum - ". Tra i due piedi, posizionati ad altezza diversa per la flessione del ginocchio sinistro, è inserita, a portata di mano, una reliquia del Santo. Il basamento, sempre in travertino, è a forma di parallelepipedo, decorato su tre lati da bassorilievi che illustrano altrettanti episodi della vita del Santo:
l. la predica al pesci; 2. il miracolo del mulo; 3 il miracolo della resurrezione del padre.

1) da A. Portaluppi, Per ricordare la S. Messa d'oro e il XXV di parrocchia di Angelo Portaluppi Parroco di S. Maria del Suffragio in Milano, p. 21
(2) da A. Portaluppi, op. cit. p. 23
(3) dal "Chronicon", 20 settembre 1942

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portacero pasquale

portacero pasquale

Opera dello scultore Leone Lodi venne commissionato all'inizio dell'ultima guerra e posto in opera nel 1947. La parte centrale della colonna è caratterizzata dalla figura del Buon Pastore cui si aggiungono il sacrificio dell'Agnello, il Cristo risorto, la guarigione del cieco nato.

 
 
 
 

Portacero:particolare del basamento

Natività
Particolare del piedestallo




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Statua di S.Rita
1991

      navata di sinistra - prima cappella

Simmetricamente a quella di S.Antonio, si erge sulla sinistra del semicatino la nuova effigie di Santa Rita, dono dello scultore Bruno Merli, venuta a sostituire nel 1991 il precedente tuttotondo in gesso di semplice fattura. La statua , in bronzo dorato, esce dagli schemi consueti per rappresentare, con vivo realismo, una persona autentica sposa e madre, che, duramente provata nel suoi affetti, ha trovato nel dialogo con Dio serenità e certezze. L'autore ha accompagnato il suo dono con le seguenti parole:

"Ogni persona che crea usa il miracolo della vita per trasmettere la sua libertà, la sua filosofia, il suo credo. Ogni persona che crea ha bisogno di un dialogo; senza interlocutore, senza intesa l'esprimere è impossibile. Io credo e dialogo attraverso la scultura. Così vivo, così sono uomo. Che alcune opere, che parlano di me a Dio ed agli uomini, vivano nella chiesa in cui sono nato a questo dialogo, è una decisione che mi rende immensamente felice. E un dono che io faccio ed è un dono che io ricevo".

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ALTARE DI S. GIUSEPPE

Collocato nella cappella della sesta campata della navata sinistra

L'inserimento , in questo punto della chiesa, di un altare è da far risalire al 1905. Quell'anno, infatti, durante la visita pastorale del 12 giugno, il Card. Andrea Ferrari avrebbe consacrato l'altare dedicato al Sacro Cuore, eretto in memoria del Giubileo dell' Immacolata. L'altare fu dedicato a S. Giuseppe - intitolazione precedentemente data all'altare del capocroce sinistro - solo nel 1931, in concomitanza con l'inaugurazione (7 giugno) del nuovo dipinto del Sacro Cuore di A. Martinotti. Il 21 marzo 1932 don Portaluppi "benedì la nuova effigie di S. Giuseppe (come si legge nel "Chronicon"), opera anche questa del pittore Martinotti della Scuola Beato Angelico. L'altare, di gusto eclettico, sopraelevato con due gradini dal piano della navata, ha una semplice mensa appoggiata su otto colonnette simmetricamente ripartite, con un'alzata marmorea neogotica a far da cornice all'iconografia del Santo. Sopra l'alzata è stata aperta, nel corso dell'ultimo intervento di restauro, una lunetta a vetri policromi, contemporaneamente è scomparsa la balaustra marmorea che delimitava la cappella.

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ALTARE DI S.MONICA


santa Monica

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               Nell'ultima cappella della navata destra

L'altare venne collocato in parallelo a quello strutturalmente simile dedicato a S. Giuseppe nella navata sinistra. Dal "Chronicon" sappiamo che fu benedetto l'8 dicembre 1913. E' l'opera che ci ricorda in concreto don Giovanni Riva, primo parroco del Suffragio, poiché fu in gran parte grazie a un suo lascito che il progettista, l'arch. Ernesto Fumagalli, poté dare piena esecuzione ai suoi disegni. Dal 1985 occupa la nicchia sulla parete di fondo sopra l'altare una nuova effigie di Santa Monica in terracotta patinata, opera dello scultore Valerio Pilon, che sostituisce la precedente, piuttosto semplice, in gesso. La cappella, di chiaro gusto eclettico, era chiusa da una balaustra in marmo sopraelevata di un gradino dal piano della navata. La mensa, pensata come un'urna marmorea, racchiude una rappresentazione del Cristo morto. Dispone di una semplice alzata marmorea, atta a reggere i candelabri, interrotta simmetricamente dal Tabernacolo. In una nicchia sovrastante l'altare e, rispetto a questo, centrale, è stata recentemente collocata (12 maggio 1985) la nuova effigie della Santa, che l'autore ha così descritto: "Ho rappresentato la santa in piedi, non più giovane, con le lacrime sul viso e in preghiera, rivolta verso l'alto, con slancio, a Dio. Semplici le vesti e l'acconciatura. Al piedi i libri e la mitra del grande figlio Vescovo e Dottore della Chiesa Cattolica. In primo piano, a destra, il libro delle Confessioni aperto con la famosa frase: "... un figlio di tante lacrime non può perire", frase che ogni madre vorrebbe vera per il proprio figlio.
La terracotta patinata, materiale non prezioso ma nobile, è stata scelta perché meno fredda e uniforme del marmo, meno alterabile del bronzo nel colore, ed anche perché meno costosa. Per l'occasione è stata anche composta la "Preghiera di una madre per la fede del figlio".
Sopra la nicchia, orna la piccola apertura verso l'esterno una vetrata (1985) riproducente una nave in un mare in tempesta con iscritta la celebre frase di Sant'Agostino: "Inquietum est cor nostrum donec requiescat in Te    (Inquieto è il nostro cuore fino a che non riposi in Te)".




croceastile

la croce astile

Su disegno dell'architetto Cabiati, realizzata nel 1946 in argento sbalzato, raffigura il Crocifisso rivolto verso i fedeli e la Madonna con i simboli dei quattro evangelisti sull'altro lato

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