Seconda tappa del Percorso pastorale diocesano
L'AMORE DI DIO E' IN MEZZO A NOI


Famiglia comunica la tua fede

Omelia del Cardinale nella festa della natività di Maria
Milano - Duomo       8 settembre 2007


SOTTO LO SGUARDO DI MARIA
FAMIGLIA, COMUNICA LA TUA FEDE!


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Carissimi,
riaffermando ancora una volta la nostra fede e la nostra gioia nell'amore di Dio che è in mezzo a noi, iniziamo oggi la seconda tappa del Percorso pastorale: Famiglia, comunica la tua fede!
Iniziamo questa tappa qui in Duomo,
simbolo concreto e luminoso della nostra Chiesa ambrosiana, oggi presente in tutte le sue più varie espressioni, dai presbiteri e diaconi alle persone consacrate e ai fedeli laici, dalle comunità pastorali e parrocchiali alle famiglie cristiane e ai singoli credenti.

Veneriamo una figlia purissima e santa

E’ un inizio ufficiale, semplice e solenne ad un tempo, inserito nella gioiosa celebrazione della Festa della Natività della beata vergine Maria, e dunque in un clima che ci fa respirare l’aria dolce e calda della famiglia, a cominciare dalla famiglia di Gioacchino e Anna, cosi comune e cosi singolare grazie a Maria, la figlia loro donata dal Signore, e in tal modo, secondo il disegno di Dio, una famiglia destinata ad avere un ruolo decisivo per la salvezza della grande famiglia umana.
E’ quanto canta, rivolgendosi a Dio, il Prefazio della Messa in memoria dei santi Gioacchino e Anna: "Tu scegliesti con predilezione singolare un popolo perché fosse tuo e stabilisti con lui fin dai tempi più antichi una stretta alleanza, figura di quella nuova e perfetta, offerta a tutti i popoli della terra. E quando venne la pienezza dei tempi, donasti ai coniugi che oggi veneriamo una figlia purissima e santa, la Vergine Maria, che per tua grazia all'umanità perduta avrebbe generato il Salvatore".
Si fa spontaneo per noi passare dalla famiglia nella quale è nata Maria a quella di Gesù, concepito e dato alla luce dalla Vergine e custodito da Giuseppe, e da questa a ognuna delle nostre famiglie che, proprio in Gesù - il Figlio di Dio fatto uomo nel grembo di Maria -, trovano la loro sorprendente novità di essere segno e luogo dell'amore di Cristo Signore che purifica e santifica l'amore umano e di essere - nella Chiesa - piccole comunità "salvate" e "salvanti" (cfr Familiaris consortio, n. 49).

Non manchino spazi di preghiera e di meditazione

Già da qui nasce un invito che rivolgo a tutte le nostre comunità parrocchiali e realtà di Chiesa: la seconda tappa del Percorso pastorale deve trovare avvio e spinta, inizio e forza per i passi futuri in uno o più incontri di preghiera e di meditazione. Parliamo sì di "percorso pastorale", ma non possiamo dimenticare che il suo significato più vero e profondo è quello di essere un "percorso spirituale".
Senza spiritualità, senza intima unione con Dio, senza preghiera l’agire pastorale della Chiesa e del cristiano non può essere né autentico né fecondo: «Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori... Invano vi alzate di buon matti-no, tardi andate a riposare e mangiate pane di sudore: il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno» (Salmo 127,1-2).
Questo mio invito può portare a esiti e forme diverse, anche grazie all'aiuto offerto dallo stesso testo del Percorso pastorale: da una semplice preghiera ad una liturgia della parola (cfr. l’acclusa preghiera, composta a partire dagli scritti di Santa Gianna Beretta Molla), da una lectio divina (cfr. i brani evangelici riferiti dal Percorso) ad una giornata di ritiro spirituale. In questi spazi di preghiera e di meditazione si potranno coinvolgere le comunità, i Consigli pastorali, i gruppi, le famiglie, gli operatori pastorali, ecc.
E dalla radice viva e vivificante dell'incontro con Dio potrà più facilmente scaturire l’impegno comunitario per un discernimento evangelico sulla situazione sociale ed ecclesiale della propria comunità o realtà in ordine alle sfide pastorali da affrontare, alle risorse da reperire e valorizzare, alle tappe e iniziative da programmare e attuare.

Camminiamo nel segno della speranza
e con lo stile dell'accoglienza e della condivisione

Quali sono gli obiettivi che ci prefiggiamo nel riprendere e continuare il nostro cammino pastorale? Lo scorso anno presentavo questa seconda tappa come "un invito alle famiglie ad assumersi il compito missionario loro proprio come soggetti di evangelizzazione nei vari momenti di vita e nelle diverse attività della comunità cristiana".
E precisavo: "si avranno particolarmente a cuore la trasmissione della fede e I'educazione all’amore\ Potremmo dire: la traditio fidei e la traditio amoris. Ecco il duplice e unitario obiettivo da perseguire con coraggio, anche perché "l’attuale contesto storico, che vede I'indebolirsi o l’interrompersi dei tradizionali canali della fede, mette in luce la necessità e l’urgenza di costruire un rapporto nuovo tra le generazioni, di ripensare contenuti credibili e nuovi stili per una comunicazione capace di trasmettere il senso di Dio e il gusto della vita" (Famiglia ascolta la parola di Dio, n. 5).
Sono obiettivi difficili: sempre lo sono stati, oggi in una maniera più forte. Nessuna meraviglia allora che la nostra attenzione tenda naturalmente a soffermarsi sulle numerose e talvolta pesanti difficoltà che oggi si incontrano nel comunicare la fede e nell'educare all’amore da parte della Chiesa in un mondo che cambia. Non si possono negare. Ma non si possono neppure negare - proprio nell'attuale situazione sociale, culturale, religiosa ed ecclesiale - le non poche e non piccole opportunità che si aprono per l’annuncio del Vangelo. Si tratta di possibilità che ci chiedono l’umile coraggio di scelte e di percorsi nuovi: I'umiltà è necessaria per riconoscere inade-guatezze e limiti, ritardi e forse anche colpe nel cammino del passato; ma insieme è indispensabile il coraggio di fronte al "nuovo", a tentativi ed esperienze che esigono ancora ricerca, impegno di approfondimento e sufficiente collaudo.
Abbiamo bisogno di un nuovo slancio di speranza, credendo alla parola di Gesù: «Ecco, io vi dico: levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura» (Giovanni 4,35). Questa grande speranza, respiro e forza dell'azione pastorale, viene seminata e si sprigiona in noi dal dono che Dio nel suo amore ci offre. La Chiesa, le famiglie, i genitori, i catechisti, gli educatori, i cristiani tutti hanno sì l’impegnativo compito di comunicare la fede e di formare al vero amore, ma questo loro compito deriva ed è sostenuto da una precedente grazia, da un'energia interiore che viene dallo Spirito del Signore.
Ricordiamolo sempre: Dio non chiama mai ad un compito senza farlo precedere e accompagnare da un dono di amore e di grazia: prima di caricare di un peso le nostre spalle, egli colma di fiducia e di gioia il nostro cuore! Risvegliamo allora e rafforziamo in noi la "coscienza del dono" che ci e stato elargito "non solo per coglierne la preziosità e la bellezza, ma anche per superare quel clima diffuso di sfiducia e di paura che pesa fortemente sul compito educativo della trasmissione dei valori in genere e in particolare della fede. Il dono di Dio ci fà sicuri, sereni, gioiosi: questo compito è possibile, è bello! (Famiglia comunica la tua fede, n. 3).
Ad assicurare questo clima di fiducia e di apertura - e prima ancora per dire il nostro amore rispettoso e paziente verso ogni persona - gioverà molto lo stile pastorale che tutti, comunità e famiglie, siamo chiamati a tenere: è lo stile sottolineato lo scorso anno e che sento di dover riproporre con crescente convinzione, lo stile dell'accoglienza, dell'ascolto e della condivisione "secondo la misura del cuore di Cristo". E’ questa "una misura senza misura", che per noi si fà modello e grazia per aprirci a una missionarietà senza confini, per lasciarci prendere dall’ansia evangelica di andare alla ricerca di tutti, nessuno escluso, finchè l’unico ovile di Cristo abbia "tutte" le pecore che Dio ama e vuole salvare!
Nell’incontro con le famiglie, il cuore di Cristo -modello e sorgente del nostro sentire e operare - ci spinga a una sincera predilezione per chi ha più bisogno) le famiglie dei migranti, le "nuove" famiglie arrivate tra noi, quelle che sono alla ricerca di Dio e della fede, quante si trovano e vivono in situazioni affettive problematiche o in qualche modo fallite, le famiglie dimenticate ed emarginate.

La fede: dialogo d'amore tra Dio e I'uomo

Famiglia, comunica la tua fede! E’ questo l’appello che desideriamo risuoni forte e stimolante, ma anzitutto gioioso ed affascinante nelle comunità della nostra Diocesi e in particolare nelle famiglie cristiane durante I'anno pastorale che oggi iniziamo. E a farlo risuonare nell'intimo dei cuori e nel vissuto quotidiano sia la fede stessa che il Signore ci ha donato e continuamente ci dona. E’ infatti questa fede che fa sbocciare nel credente la grazia e la responsabilità - potremmo dire l’irresistibile bisogno - di viverla e di comunicarla agli altri.
Per introdurmi al primo obiettivo della nostra tappa pastorale, la traditio fidei, vorrei sottolineare il dialogo proprio della fede, che vede l’incontrarsi tra loro di Dio e dell'uomo, il corrispondersi del "grande sì" di Dio all'uomo e del "sì" delI'uomo a Dio. Per questo la fede è, anzitutto, dono all'uomo offerto per amore totalmente gratuito da Dio in Cristo ed è, insieme, risposta che I'uomo cosciente e libero dà al Signore. In tal senso il credente è chiamato in causa ne la sua responsabilità personale: Dio gli chiede non solo di accogliere in gratitudine, di custodire in fedeltà e di vivere con generosità il dono della fede, ma anche di trasmetterlo agli altri con la parola e la testimonianza della vita. A ragione Tertulliano scriveva: "Cristiani non si nasce, si di-venta" (Apologetico 18,4).
Questa dimensione ersonale della fede, legata al dialogo tra Dio e I'uomo, si intreccia indissolubilmente con una dimensione comunitaria, che possiamo esprimere così: "Nessuno può credere da solo, cosi come nessuno può vivere da solo. Nessuno si è dato la fede da se stesso, così come nessuno da sè stesso si è dato l’esistenza. II credente ha ricevuto la fede da altri e ad altri la deve trasmettere" (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 166).
Ora l’aspetto comunitario della fede, e in specie della sua comunicazione, si realizza in una serie di cerchi concentrici e nella linea della reciprocità: dalla famiglia alla comunità ecclesiale e agli ambienti di vita sociale e viceversa. In questo vasto orizzonte, fondamentale e originale e lo spazio della famiglia, ossia il suo dono e il suo compito ("ministero" potremmo dire) nella trasmissione della fede, e di nuovo nel senso dei cerchi concentrici e nella linea della reciprocità: tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratelli, tra nonni e nipoti, tra parenti, ecc.

Chiamati a trasmettere la fiaccola della fede alle future generazioni

Nella Visita ad limina dei Vescovi lombardi, il 7 febbraio scorso, il Papa diceva: "Ho visto nel colloquio con voi, cari Fratelli nell'Episcopato, come la Chiesa in Lombardia è realmente una Chiesa viva, ricca del dinamismo della fede e anche di spirito missionario, capace e decisa a trasmettere la fiaccola della fede alle future generazioni e al mondo del nostro tempo. Vi sono grato per questo dinamismo della fede".
Anche noi vogliamo dire la nostra gratitudine alle tantissime famiglie cristiane che, nonostante fatiche e difficoltà, hanno conservato, accresciuto e trasmesso quel prezioso patrimonio di fede che ha plasmato la nostra Chiesa come comunità credente e missionaria. Oggi noi tutti siamo eredi di una grande storia di fede: la dobbiamo continuare affrontando le nuove situazioni, insieme problematiche e promettenti, con rinnovata fiducia e più forte coraggio.
E questo a cominciare dalla famiglia. Alla famiglia credente vorrei proporre come semplice e fondamentale "programma" quanto si trova nella preghiera ebraica di ogni giorno "Ascolta, Israele": «Questi precetti che oggi ti dò, ti siano fissi nel cuore, li ripeterai ai tuoi figli... e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte» (Deuteronomio 6,6.9). I precetti, di cui si parla, sono esplicitamente unificati nell'amore e da esso animati: «II Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze» (vv. 4-5).
Si, l’amove di Dio è in mezzo a noi: questo è il vero volto di Dio in Cristo, questo è il vero volto dell’uomo. E’ il compendio, la sostanza, il nucleo incandescente della fede cristiana da vivere e da comunicare. Ce l’ha ricordato Benedetto XVI nell’incipit della sua enciclica: "«Dio è amore; chi sta nel’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (7 Gv 4,16). Queste parole della Prima Lettera di Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana" (Deus caritas est, n. 1).
// "programma" della traditio fidei è possibile, è bello! Dobbiamo però ridestare continuamente la "coscienza del dono" che Dio ha elargito e in continuità rinnova agli sposi e ai genitori per il loro compito educativo. A questo programma non possiamo rinunciare, se vogliamo essere coerenti alla fede ricevuta. E’ un programma quanto mai urgente e decisivo per il futuro delle famiglie cristiane e della stessa vita e missione della Chiesa.
Su due importanti impegni di questo programma vorrei ora brevemente sostare: la vita di fede in famiglia, il dono del battesimo ai figli.

Le due tavole: una per il cibo del corpo,
l'altra per il cibo della Parola

Anzitutto la vita di fede in famiglia. Si tratta di riprendere il Percorso pastorale Mi sarete testimoni circa la fede professata-celebrata-vissuta e applicarlo per così dire in "formato famiglia ", in riferimento cioè alla famiglia chiamata ad ascoltare e annun-ciare la parola di Dio, a celebrarla nell'Eucaristia e nella preghiera, a testimoniarla nelle scelte e nelle azioni dell'esistenza quotidiana secondo le beatitudini evangeliche. Come si vede, tutto è detto in termini semplicissimi: è il "sì" della fede; ma in esso si concentra I'intera vita cristiana nella sua bellezza e serietà, nel suo incontro vivo con il Signore e nel suo rapporto d'amore e di dono di sè con i fratelli.
E questo in modo originale e specifico, quando è in questione il vissuto degli sposi, dei genitori e dei figli, degli altri membri della famiglia. La professione di fede che gli sposi fanno celebrando il sacramento del matrimonio "richiede di essere prolungata nel corso della vita vissuta dagli sposi e della famiglia: Dio infatti, che ha chiamato gli sposi 'al' matrimonio, continua a chiamarli 'nel' matrimonio. Dentro e attraverso i fatti, i problemi, le difficoltà, gli avvenimenti dell'esistenza di tutti i giorni, Dio viene ad essi rivelando e proponendo le 'esigenze' concrete della loro partecipazione all'amore di Cristo per la Chiesa in rapporto alla particolare situazione - familiare, sociale ed ecclesiale - nella quale si trovano. La scoperta e I'obbedienza al disegno di Dio devono farsi 'insieme' dalla comunità coniugale e familiare, attraverso la stessa esperienza umana dell'amore vissuto nello Spirito di Cristo tra gli sposi, tra i genitori e i figli" (Familiaris consortio, n. 51).
Carissime famiglie, vi rivolgo un primo appello dicendo: fate entrare nelle vostre case più abbondante la parola di Dio, in particolare quella scritta nel testo sacro della Bibbia! Vi auguro che possiate essere aiutate e incoraggiate verso una lettura prega-ta delle Scritture dal servizio cordiale della comunità cristiana, in concreto di sacerdoti, diaconi, consacrati, catechisti, amici preparati e disponibili. La Diocesi ha recentemente fornito un'edizione speciale della Bibbia dal titolo Leggere la Bibbia in famiglia. Perché non diffonderla in modo più sistematico e capillare, cogliendo le occasioni pastorali più opportune, come la celebrazione del battesimo e del matrimonio?
Secoli fa san Giovanni Crisostomo, vescovo di Costantinopoli, cosi predicava: "Tornati nelle nostre case, prepariamo due tavole: una per il cibo del corpo, l’altra per il cibo della Sacra Scrittura. II marito ripeta quel che e stato detto nella santa assemblea, la moglie si istruisca, i figli ascoltino. Ognuno di noi faccia della sua casa una chiesa. Non siete voi forse responsabili della salvezza dei vostri figli? Non dovrete forse un giorno renderne conto? Come noi, i pastori, renderemo conto delle vostre anime, cosi i padri di famiglia dovranno rispondere davanti a Dio di tutte le persone della loro casa" (Omelia sulla Genesi 6,2).
E un secondo appello rivolgo a voi famiglie: nella vostra vita quotidiana riservate a Dio lo spazio che si merita; coltivate con fedeltà e generosità la preghiera coniugale e familiare! La preghiera è la voce della fede: senza preghiera, la fede è muta, sterile, si indebolisce e muore. La preghiera della casa prepara e prolunga quella della Chiesa e fà della preghiera liturgica l’anima che vivifica e santifica tutte le espressioni, anche le più umili, faticose e sofferte, del vissuto quotidiano.
Non vi dispiaccia riascoltare la voce di Paolo VI che così un giorno si è rivolto ai genitori: "Mamme, le insegnate ai vostri bambini le preghiere del cristiano? Li preparate, in consonanza con i sacerdoti, i vostri figli ai sacramenti della prima età: confessione, comunione, cresima? Li abituate, se ammalati, a pensare a Cristo sofferente? A invocare l’aiuto della Madonna e dei santi? Lo dite il rosario in famiglia? E voi, papà, sapete pregare con i vostri figli, con tutta la comunità domestica almeno qualche volta? L'esempio vostro, nella rettitudine del pensiero e dell'azione suffragato da qualche preghiera comune, vale una lezione di vita, vale un atto di culto di singolare merito; portate cosi la pace nelle pareti domestiche 'Pax huic domui!'. Ricordate: cosi costruite la Chiesa!" (Discorso all'udienza generale, 11 agosto 1976).

Riscopriamo la ricchezza e bellezza del battesimo

Un secondo impegno del "programma" sulla traditio fidei riguarda // dono del battesimo ai figli. E’ un impegno al quale viene dedicato ampio spazio nel testo del Percorso pastorale e sul quale devono concentrarsi e svilupparsi un'attenzione precisa e una forte responsabilità delle comunità e delle famiglie.
Non può essere diversamente, perché in questione è il battesimo, il primo sacramentum fidei, il primo segno efficace della fede in Cristo, l’ingresso nella vita dello Spirito (vitae spiritualis ianua}. Qui è la sorgente da cui scaturisce la novità cristiana, il fondamento di tutta la vita del credente. Qui la Chiesa, nella sua maternità di grazia ricevuta dallo Spirito, genera a Dio nuovi figli a immagine e in unione a Cristo, inseriti nel suo Corpo che è appunto la Chiesa, resi partecipi della sua missione e consacrati al culto e alla gloria di Dio.
Riscoprire la straordinaria ricchezza e bellezza del battesimo è il punto di partenza essenziale per poter vivere tutte le responsabilità legate alla pastorale battesimale. Alla base di tutto dovremmo ritrovare - mediante una seria catechesi e un'adeguata formazione spirituale - lo stupore, la gioia, la gratitudine di cui parlava sant'Agostino, pensando al battesimo ricevuto dal Vescovo di Milano, Ambrogio: "Rallegriamoci e ringraziamo: siamo diventati non solo cristiani, ma Cristo (...). Stupite e gioite: Cristo siamo diventati!" (In loann. Evang. tract., 21,8).
I primi candidati allo stupore e alla gioia dovrebbero essere i genitori cristiani. In questo senso ho scritto: "Se un papà e una mamma chiedono il battesimo per un figlio, esprimono la convinzione di chiedere qualcosa di bello per il proprio bambino. Anche se la loro famiglia non è perfetta, non è in grado di dare sempre una risposta convinta e coerente, o persino non esiste come famiglia vera e propria, tuttavia questi genitori intuiscono più o meno chiaramente che segnare il proprio figlio nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo è qualcosa di veramente importante per la sua vita, e un grande bene per lui" (n. 26).
Sì, "dovrebbero" essere i genitori, in prima linea, convinti e impegnati. In realtà l’attuale situazione delle nostre famiglie è profondamente diversa dal passato. "Oggi non è più possibile, neppure per le famiglie sacramentalmente unite in matrimonio e 'vicine' alla Chiesa, presupporre che la richiesta del battesimo per i figli comporti la conoscenza in profondità di questo sacramento e di che cosa significhi accompagnare la crescita del bambino battezzato in una vita di fede anzitutto con una testimonianza coerente di vita in famiglia. La comunità cristiana non può battezzare il piccolo e attendere che i genitori si rifacciano vivi all'inizio del cammino di catechesi in età scolare" (n. 26).

Le comunità e le famiglie chiamate oggi a rinnovare la pastorale del battesimo

In una situazione così cambiata, urge una vera e propria conversione pastorale da parte di tutti: delle famiglie e delle comunità cristiane. Dobbiamo scegliere con convinzione e determinazione l’unico itinerario che scaturisce dalla "logica" stessa - ossia dal logos, dal senso, dalla verità - del battesimo "sacramento della fede", ossia l’itinerario di un'a-tentica iniziazione cristiana. In concreto, "l’alternativa... non è il rifiuto del battesimo o un suo differimento a chissà quando: l’alternativa è invece accogliere la domanda sincera, anche se poco approfondita, dei genitori e farsi carico di un loro accompa-gnamento prima e dopo il battesimo. La garanzia di una crescita cristiana del bambino, necessaria perché possa essergli conferito, dipenderà sempre più dall’efficace interazione, entro la comunità cristiana, tra genitori che chiedono il battesimo per il proprio figlio e le famiglie disposte ad affiancarsi con cordialità ad essi, favorendo così anche la loro crescita di credenti adulti" (n. 26).
Che cosa comporti tutto questo, che cosa sia possibile e doveroso fare per la traditio fidei in rapporto al battesimo viene dettagliato nel testo del Percorso pastorale. Segnalo ora, solo telegraficamente, qualche linea culturale e operativa che esige oggi una traduzione concreta senza incertezze e ritardi. Sono necessarie:
1) una più stretta "alleanza " tra la comunità cristiana e le famiglie, l’una e le altre assolutamente necessarie in rapporto al battesimo, chiamate a "dare-ricevere" nel segno della reciprocità, coinvolte in profondità secondo la logica della comunione-collaborazione-corresponsabilità;
2) una concretizzazione di questa alleanza attraverso la compresenza del sacerdote e dei fedeli, in particolare con il servizio dei diversi operatori pastorali (genitori, nonni, consacrati, catechisti, educatori, gruppi familiari, ecc.) e con la promozione - a livello parrocchiale o interparrocchiale o decanale - di un servizio specifico, quello delle equipes di pastorale battesimale\
3) una cura unitaria (inserita nell'unico itinerario dell'iniziazione cristiana) e articolata secondo la scansione temporale del prima-durante-dopo il battesimo, promuovendo nelle forme e nella misura del possibile la compresenza e compartecipazione dei genitori e dei figli;
4) un accompagnamento successivo al battesimo caratterizzato da una specifica concentrazione pastorale sui suoi "contenuti" (catechesi, preghiera e vita nella loro unità), "luoghi" (famiglie, scuole dell'infanzia, oratori, ecc.) e "strumenti" (perché non riprendere con rinnovata valorizzazione il Catechismo dei bambini della CEI?).
In questa cura pastorale della comunità e delle famiglie per i bambini e la loro crescita cristiana deve essere di ispirazione e di sostegno I'amore di Gesù per i piccoli, puntualmente testimoniato dai vangeli, come ad esempio in questo brano di Marco: «Gli presentavano dei bambini perché li accarezzas-se, ma i discepoli li sgridavano... 'Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio...'. E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva» (Marco 10,13-16). L'atteggiamento "profetico" di Gesù, in netto contrasto con la cultura del tempo, è destinato ancora, come più volte è avvenuto nella storia della Chiesa, a offrire coraggiose e sorprendenti iniziative educative a favore dei bambini e, più radicalmente, a far crescere una "spiritualita dell'infanzia" in senso evangelico che è necessaria in particolare a tutti noi adulti.

L’educazione all'amore: impariamo ad amare l'amore!

Dalla comunicazione della fede passiamo ora all’educazione all'amore: un passo naturalissimo, necessario. La fede, infatti, mentre ci rivela il vero volto di Dio - «Dio è amore» (7 Giovanni, 4,8) - ci rivela per ciò stesso anche il vero volto dell’uomo: un essere amato e capace di amare. Come scrivo nel Percorso pastorale: "La fede dà senso e pienezza all'anelito iscritto in ogni persona, fin nella densità del suo corpo. Di conseguenza I'educazione all'amore non è un'aggiunta, ma il naturale compimento della trasmissione della fede: l’iniziazione cristiana raggiunge il suo scopo quando colui che crede nel Signore vive nell'amore di Dio e verso il prossimo. C'è dunque un intreccio profondo e vivo tra la traditio ftdei e la traditio amoris" (n. 33).
L'amore è la chiave e la forza essenziali e decisive per interpretare e vivere la vera "umanità" delI'uomo, come ci dice l’esperienza quotidiana, un'esperienza efficacemente ricordata da Giovanni Paolo II nella sua prima enciclica: "L'uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato I'amore, se non si incontra con I'amore, se non lo esperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente" (Redemptor hominis, n. 10).
Ora la famiglia, proprio in forza della sua stessa natura di "intima comunità di vita e d'amore coniugale" (Gaudium et spes, n. 48), è I'ambito primo e privilegiato per sperimentare I'amore e quindi per crescere in "umanità". Ed è anche I'ambito primo e privilegiato per educare all’amore, se è vero che I'amore non e riducibile al sentimento o all'istintività ma prende tutta la persona: mente, cuore, corpo, intelligenza, libertà, apertura al vero, desiderio del bene, anelito all'infinito, bisogno di Dio. E’ necessario imparare I'amore, imparare ad amare I'amore nella sua verità, bellezza e serietà. E’ necessario educarsi ed educare all’amore.
Su questo impegno, arduo e affascinante, si sofferma in termini distesi e concreti l’ultimo capitolo del Percorso pastorale, presentando la famiglia impegnata a far "crescere I'amore" e ad essere "fedele all'amore". Desidero qui sollecitare da parte di tutti, a cominciare dalle famiglie stesse, una duplice attenzione collegata con la fede e con la sua comunicazione e insieme particolarmente necessaria oggi: l’attenzione alla prospettiva vocazionale e morale dell'educazione all'amore.


Al cuore dell'educazione: la vocazione e la missione

La prospettiva vocazionale, anzitutto. E’ inclusa, fa tutt'uno con la stessa educazione all'amore. Generando nell'amore e per amore una nuova persona, che ha in se il dinamismo della crescita e dello sviluppo, i genitori ricevono e si assumono perciò stesso il compito di aiutarla in modo graduale ed efficace a vivere una vita veramente e pienamente umana. Proprio perché danno ai figli la "vita", essi sono abilitati e impegnati a dare con la vita le "ragioni della vita", e queste si compendiano nell'a-more, più precisamente nell’amore come dono di sé, secondo la felicissima espressione del Vaticano II: "I'uomo in terra è la sola creatura che Dio ha voluto per sé stessa e (che) non può ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé" (Gaudium et spes, n. 24).
E’ proprio questo dono di sé stessi a costituire la vocazione e la missione della vita umana, la vocazione radicale e la missione irrinunciabile per "realizzare" la propria umanità. Non l’abbandono al caso o al caos decide della nostra vita, ma la scoperta e l’accoglienza di una chiamata che ci è rivolta e di un compito che ci è affidato: da qui discendono tutta la bellezza della nostra esistenza e insieme tutta la sua serietà.
In una visione cristiana: la vita è bella perché Dio ci chiama, ed è seria perché Dio ci affida un compito. E Dio, il cui "mistero" è amore e dono di sé, non può che chiamarci all'amore che si dona e impegnarci in esso. In questa chiamata e in questa missione, ripetiamolo, stanno la nostra dignità e la nostra responsabilità. Su questa vocazione-missione fondamentale e universale si radicano e si sviluppano tutte le forme diverse e complementari di vivere nell'amore e nel dono di se: quelle degli sposi, dei presbiteri e diaconi, delle persone consacrate, dei missionari, dei fedeli laici, degli uomini e delle donne, degli impegnati in campo sociale, ecc., secondo quella varietà meravigliosa che, destinata a raggiungere la singola persona nella sua unicità e irripetibilità, mostra che nel disegno di Dio ognuno di noi e importante, necessario, insostituibile nella storia.
Siamo tutti invitati a ricuperare e rilanciare con forza il nucleo essenziale dell'opera educativa, degna di questo nome: non c'è educazione che non rimandi alla vocazione e alla missione!
Ci sia di fascino e stimolo la parola di Gesù a Maria e a Giuseppe, anch'essi impegnati nell'opera educativa: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Luca 2,49).

La "sapienza dell'amore"

Un'altra prospettiva dell'educazione all'amore desidero richiamare: quella morale. Rimandando di nuovo al testo del Percorso pastorale là dove si tratta con sufficiente ampiezza dell'età giovanile e delle relazioni affettive (cfr nn. 35-36), vorrei riprendere l’invito dei vescovi italiani che nella loro Nota dopo il Convegno di Verona ci chiedono di "reagire al diffuso 'analfabetismo affettivo' con percorsi formativi adeguati" (n. 12). Si tratta di superare questo analfabetismo proponendo, con la parola e ancor più con la testimonianza della vita delle famiglie e degli adulti, quella che potremmo chiamare la "sapienza dell'amore", una sapienza cioè che sa scoprire la verità dell'amore e insieme sa tradurla nella vita con tutta la ricchezza dei valori e delle esigenze dell'amore stesso, e dunque fa sbocciare e crescere un amore vero, buono, bello, giusto, fedele, forte, generoso, disinteressato, gioioso e, proprio per tutto questo, casto.
Si, casto! Ecco la parola che sembra cancellata, derisa o disprezzata com'e, e che invece sentiamo di dover riprendere con coraggio, proprio perché chiamati ad amare l’amore e a viverlo come dono di sé. Si fa pero assolutamente necessaria una grande pulizia della mente e del cuore.
Solo una mente pulita può vincere i pregiudizi e le letture false e falsificanti. La castità, la vera castità "non significa affatto né rifiuto né disistima della sessualità umana; significa piuttosto energia spirituale che sa difendere l’amore dai pericoli dell'egoismo e dell'aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione" (Familiaris consortio, n. 33).
Quanto al cuore puro, cosi scriveva in "Itinerari educativi" il mio predecessore, il card. Carlo M. Martini: "II discorso della castità cristiana è in qualche modo paradossale, rispetto a una concezione corrente e banale del vivere. Crea delle spinte e delle aperture che sono in ordine al modello evangelico di amore e di libertà. Per questo non sarà facilmente capito da tutti. Ma ai giovani non dispiace una coraggiosa proposta cristiana di castità: spesso la esigono dagli educatori, pur nella consapevolezza delle loro contraddizioni e dei facili compromessi. I giovani e gli adolescenti intuiscono, forse più degli adulti, che c'e in gioco l’amore vero e l’uso corretto dell'inestimabile patrimonio della sessualità. Temono anche di esaurire le risorse che la natura offre per aiutarli a fare scelte di amore. Chi non ha il coraggio di indicare ai giovani itinerari di castità per educarli all'amore, dimostra a sua volta di non saperli amare veramente" (Itinerari Educativi, Milano 1988, p. 106).

Conclusione


Volgiamo ora il nostro sguardo là dove era partito. Torniamo a contemplare nella gioia il mistero luminoso di Maria Santissima, la tutta pura, e iniziando con le parole della liturgia - quelle della Sallenda dei vespri della Natività - a Lei rivolgiamo questa fiduciosa preghiera.

O Maria, Vergine madre di Dio,
la tua natività ha annunziato la gioia all'universo:
da te è nato il sole di giustizia,
Cristo nostro Dio.
Illumina le nostre famiglie
con la luce divina del suo amore,
rendile consapevoli e liete
del dono immenso che custodiscono,
perché sappiano trasmetterlo
con fiducia e speranza
di generazione in generazione.
Sposa e madre, donna nascosta di Nazareth,
in piena obbedienza di fede
ed umile coscienza di bimbo
hai educato Gesù, il Figlio di Dio,
a credere e ad amare:
sostieni tutte le famiglie
nel trasmettere il senso e la bellezza della vita:
possano irradiare la terra
con la luce dell'amore autentico
e insegnarne ai giovani il segreto dono,
il Vangelo vivente: Cristo tuo figlio.
Amen.
firmacardinale

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