SOTTO LO SGUARDO DI MARIA FAMIGLIA, COMUNICA LA TUA FEDE!
Carissimi, riaffermando ancora una volta la nostra fede e la nostra
gioia nell'amore di Dio che è in mezzo a noi, iniziamo oggi la seconda tappa del
Percorso pastorale: Famiglia, comunica la tua fede! Iniziamo questa tappa qui in Duomo, simbolo concreto e
luminoso della nostra Chiesa ambrosiana, oggi presente in tutte le sue più varie
espressioni, dai presbiteri e diaconi alle persone consacrate e ai fedeli laici,
dalle comunità pastorali e parrocchiali alle famiglie cristiane e ai singoli
credenti.
Veneriamo una figlia purissima e santa
E’ un inizio ufficiale, semplice e solenne ad un tempo,
inserito nella gioiosa celebrazione della Festa della Natività della beata
vergine Maria, e dunque in un clima che ci fa respirare l’aria dolce e calda
della famiglia, a cominciare dalla famiglia di Gioacchino e Anna, cosi comune e
cosi singolare grazie a Maria, la figlia loro donata dal Signore, e in tal modo,
secondo il disegno di Dio, una famiglia destinata ad avere un ruolo decisivo per
la salvezza della grande famiglia umana. E’ quanto canta, rivolgendosi a Dio, il Prefazio della Messa
in memoria dei santi Gioacchino e Anna: "Tu scegliesti con predilezione
singolare un popolo perché fosse tuo e stabilisti con lui fin dai tempi più
antichi una stretta alleanza, figura di quella nuova e perfetta, offerta a tutti
i popoli della terra. E quando venne la pienezza dei tempi, donasti ai coniugi
che oggi veneriamo una figlia purissima e santa, la Vergine Maria, che per tua
grazia all'umanità perduta avrebbe generato il Salvatore". Si fa spontaneo per noi passare dalla famiglia nella quale
è nata Maria a quella di Gesù, concepito e dato alla luce dalla Vergine e
custodito da Giuseppe, e da questa a ognuna delle nostre famiglie che,
proprio in Gesù - il Figlio di Dio fatto uomo nel grembo di Maria -, trovano la
loro sorprendente novità di essere segno e luogo dell'amore di Cristo Signore
che purifica e santifica l'amore umano e di essere - nella Chiesa - piccole
comunità "salvate" e "salvanti" (cfr Familiaris consortio, n. 49).
Non manchino spazi di preghiera e di meditazione
Già da qui nasce un invito che rivolgo a tutte le
nostre comunità parrocchiali e realtà di Chiesa: la seconda tappa del Percorso
pastorale deve trovare avvio e spinta, inizio e forza per i passi futuri
in uno o più incontri di preghiera e di meditazione. Parliamo sì di
"percorso pastorale", ma non possiamo dimenticare che il suo significato più
vero e profondo è quello di essere un "percorso spirituale".
Senza spiritualità, senza intima unione con Dio, senza
preghiera l’agire pastorale della Chiesa e del cristiano non può essere né
autentico né fecondo: «Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano
i costruttori... Invano vi alzate di buon matti-no, tardi andate a riposare e
mangiate pane di sudore: il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno» (Salmo
127,1-2). Questo mio invito può portare a esiti e forme diverse, anche
grazie all'aiuto offerto dallo stesso testo del Percorso pastorale: da una
semplice preghiera ad una liturgia della parola (cfr. l’acclusa
preghiera, composta a partire dagli scritti di Santa Gianna Beretta Molla), da
una lectio divina (cfr. i brani evangelici riferiti dal Percorso) ad una
giornata di ritiro spirituale. In questi spazi di preghiera e di
meditazione si potranno coinvolgere le comunità, i Consigli pastorali, i gruppi,
le famiglie, gli operatori pastorali, ecc. E dalla radice viva e vivificante dell'incontro con Dio potrà
più facilmente scaturire l’impegno comunitario per un discernimento
evangelico sulla situazione sociale ed ecclesiale della propria comunità o
realtà in ordine alle sfide pastorali da affrontare, alle risorse
da reperire e valorizzare, alle tappe e iniziative da programmare
e attuare.
Camminiamo nel segno della speranza e con lo stile
dell'accoglienza e della condivisione
Quali sono gli obiettivi che ci prefiggiamo nel
riprendere e continuare il nostro cammino pastorale? Lo scorso anno presentavo
questa seconda tappa come "un invito alle famiglie ad assumersi il
compito missionario loro proprio come soggetti di evangelizzazione nei
vari momenti di vita e nelle diverse attività della comunità cristiana". E precisavo: "si avranno particolarmente a cuore la
trasmissione della fede e I'educazione all’amore\ Potremmo dire: la
traditio fidei e la traditio amoris. Ecco il duplice e unitario
obiettivo da perseguire con coraggio, anche perché "l’attuale contesto storico,
che vede I'indebolirsi o l’interrompersi dei tradizionali canali della fede,
mette in luce la necessità e l’urgenza di costruire un rapporto nuovo tra le
generazioni, di ripensare contenuti credibili e nuovi stili per una
comunicazione capace di trasmettere il senso di Dio e il gusto della vita"
(Famiglia ascolta la parola di Dio, n. 5). Sono obiettivi difficili: sempre lo sono stati, oggi
in una maniera più forte. Nessuna meraviglia allora che la nostra attenzione
tenda naturalmente a soffermarsi sulle numerose e talvolta pesanti difficoltà
che oggi si incontrano nel comunicare la fede e nell'educare all’amore da
parte della Chiesa in un mondo che cambia. Non si possono negare. Ma non si
possono neppure negare - proprio nell'attuale situazione sociale, culturale,
religiosa ed ecclesiale - le non poche e non piccole opportunità che si
aprono per l’annuncio del Vangelo. Si tratta di possibilità che ci chiedono
l’umile coraggio di scelte e di percorsi nuovi: I'umiltà è necessaria per
riconoscere inade-guatezze e limiti, ritardi e forse anche colpe nel cammino del
passato; ma insieme è indispensabile il coraggio di fronte al "nuovo", a
tentativi ed esperienze che esigono ancora ricerca, impegno di approfondimento e
sufficiente collaudo. Abbiamo bisogno di un nuovo slancio di speranza,
credendo alla parola di Gesù: «Ecco, io vi dico: levate i vostri occhi e
guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura» (Giovanni 4,35).
Questa grande speranza, respiro e forza dell'azione pastorale, viene
seminata e si sprigiona in noi dal dono che Dio nel suo amore ci offre.
La Chiesa, le famiglie, i genitori, i catechisti, gli educatori, i cristiani
tutti hanno sì l’impegnativo compito di comunicare la fede e di formare al vero
amore, ma questo loro compito deriva ed è sostenuto da una precedente grazia, da
un'energia interiore che viene dallo Spirito del Signore. Ricordiamolo sempre:
Dio non chiama mai ad un compito
senza farlo precedere e accompagnare da un dono di amore e di grazia:
prima di caricare di un peso le nostre spalle, egli colma di fiducia e di gioia
il nostro cuore! Risvegliamo allora e rafforziamo in noi la "coscienza del dono"
che ci e stato elargito "non solo per coglierne la preziosità e la bellezza, ma
anche per superare quel clima diffuso di sfiducia e di paura che pesa fortemente
sul compito educativo della trasmissione dei valori in genere e in particolare
della fede. Il dono di Dio ci fà sicuri, sereni, gioiosi: questo compito è
possibile, è bello! (Famiglia comunica la tua fede, n. 3). Ad assicurare
questo clima di fiducia e di apertura - e prima
ancora per dire il nostro amore rispettoso e paziente verso ogni persona -
gioverà molto lo stile pastorale che tutti, comunità e famiglie, siamo
chiamati a tenere: è lo stile sottolineato lo scorso anno e che sento di dover
riproporre con crescente convinzione, lo stile dell'accoglienza, dell'ascolto
e della condivisione "secondo la misura del cuore di Cristo". E’ questa "una
misura senza misura", che per noi si fà modello e grazia per aprirci a una
missionarietà senza confini, per lasciarci prendere dall’ansia evangelica di
andare alla ricerca di tutti, nessuno escluso, finchè l’unico ovile di Cristo
abbia "tutte" le pecore che Dio ama e vuole salvare! Nell’incontro
con le famiglie, il cuore di Cristo -modello e
sorgente del nostro sentire e operare - ci spinga a una sincera predilezione
per chi ha più bisogno) le famiglie dei migranti, le "nuove" famiglie
arrivate tra noi, quelle che sono alla ricerca di Dio e della fede, quante si
trovano e vivono in situazioni affettive problematiche o in qualche modo
fallite, le famiglie dimenticate ed emarginate.
La fede: dialogo d'amore tra Dio e I'uomo
Famiglia, comunica la tua fede! E’ questo l’appello che
desideriamo risuoni forte e stimolante, ma anzitutto gioioso ed affascinante
nelle comunità della nostra Diocesi e in particolare nelle famiglie cristiane
durante I'anno pastorale che oggi iniziamo. E a farlo risuonare nell'intimo dei
cuori e nel vissuto quotidiano sia la fede stessa che il Signore ci ha donato e
continuamente ci dona. E’ infatti questa fede che fa sbocciare nel credente la
grazia e la responsabilità - potremmo dire l’irresistibile bisogno - di viverla
e di comunicarla agli altri. Per introdurmi al primo obiettivo della nostra tappa
pastorale, la traditio fidei, vorrei sottolineare il dialogo proprio
della fede, che vede l’incontrarsi tra loro di Dio e dell'uomo, il
corrispondersi del "grande sì" di Dio all'uomo e del "sì" delI'uomo a Dio. Per
questo la fede è, anzitutto, dono all'uomo offerto per amore totalmente
gratuito da Dio in Cristo ed è, insieme, risposta che I'uomo cosciente e
libero dà al Signore. In tal senso il credente è chiamato in causa ne
la sua responsabilità personale: Dio gli chiede non solo di accogliere
in gratitudine, di custodire in fedeltà e di vivere con
generosità il dono della fede, ma anche di trasmetterlo agli altri con la
parola e la testimonianza della vita. A ragione Tertulliano scriveva: "Cristiani
non si nasce, si di-venta" (Apologetico 18,4). Questa dimensione
ersonale della fede, legata al dialogo tra
Dio e I'uomo, si intreccia indissolubilmente con una dimensione comunitaria,
che possiamo esprimere così: "Nessuno può credere da solo, cosi come nessuno
può vivere da solo. Nessuno si è dato la fede da se stesso, così come nessuno da
sè stesso si è dato l’esistenza. II credente ha ricevuto la fede da altri e ad
altri la deve trasmettere" (Catechismo della Chiesa Cattolica, n.
166). Ora l’aspetto comunitario della fede, e in specie della sua
comunicazione, si realizza in una serie di cerchi concentrici e nella linea
della reciprocità: dalla famiglia alla comunità ecclesiale e agli ambienti di
vita sociale e viceversa. In questo vasto orizzonte, fondamentale e originale
e lo spazio della famiglia, ossia il suo dono e il suo compito ("ministero"
potremmo dire) nella trasmissione della fede, e di nuovo nel senso dei cerchi
concentrici e nella linea della reciprocità: tra marito e moglie, tra genitori e
figli, tra fratelli, tra nonni e nipoti, tra parenti, ecc.
Chiamati a trasmettere la fiaccola della fede alle future generazioni
Nella Visita ad limina dei Vescovi lombardi, il 7
febbraio scorso, il Papa diceva: "Ho visto nel colloquio con voi, cari Fratelli
nell'Episcopato, come la Chiesa in Lombardia è realmente una Chiesa viva,
ricca del dinamismo della fede e anche di spirito missionario, capace e
decisa a trasmettere la fiaccola della fede alle future generazioni e al mondo
del nostro tempo. Vi sono grato per questo dinamismo della fede".
Anche noi vogliamo dire la nostra gratitudine alle
tantissime famiglie cristiane che, nonostante fatiche e difficoltà, hanno
conservato, accresciuto e trasmesso quel prezioso patrimonio di fede che ha
plasmato la nostra Chiesa come comunità credente e missionaria. Oggi noi tutti
siamo eredi di una grande storia di fede: la dobbiamo continuare affrontando le
nuove situazioni, insieme problematiche e promettenti, con rinnovata fiducia e
più forte coraggio. E questo a cominciare dalla famiglia. Alla famiglia credente
vorrei proporre come semplice e fondamentale "programma" quanto si trova nella
preghiera ebraica di ogni giorno "Ascolta, Israele": «Questi precetti che oggi
ti dò, ti siano fissi nel cuore, li ripeterai ai tuoi figli... e li scriverai
sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte» (Deuteronomio 6,6.9). I
precetti, di cui si parla, sono esplicitamente unificati nell'amore e da esso
animati: «II Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il
Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze» (vv.
4-5). Si, l’amove di Dio è in mezzo a noi: questo è il vero
volto di Dio in Cristo, questo è il vero volto dell’uomo. E’ il compendio, la
sostanza, il nucleo incandescente della fede cristiana da vivere e da
comunicare. Ce l’ha ricordato Benedetto XVI nell’incipit della sua
enciclica: "«Dio è amore; chi sta nel’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui»
(7 Gv 4,16). Queste parole della Prima Lettera di Giovanni
esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana" (Deus
caritas est, n. 1). // "programma" della traditio fidei è possibile, è bello!
Dobbiamo però ridestare continuamente la "coscienza del dono" che Dio ha
elargito e in continuità rinnova agli sposi e ai genitori per il loro compito
educativo. A questo programma non possiamo rinunciare, se vogliamo essere
coerenti alla fede ricevuta. E’ un programma quanto mai urgente e decisivo per
il futuro delle famiglie cristiane e della stessa vita e missione della Chiesa.
Su due importanti impegni di questo programma vorrei ora
brevemente sostare: la vita di fede in famiglia, il dono del battesimo ai
figli.
Le due tavole: una per il cibo del corpo, l'altra per il cibo della Parola
Anzitutto la vita di fede in famiglia. Si tratta di
riprendere il Percorso pastorale Mi sarete testimoni circa la fede
professata-celebrata-vissuta e applicarlo per così dire in "formato famiglia
", in riferimento cioè alla famiglia chiamata ad ascoltare e annun-ciare la
parola di Dio, a celebrarla nell'Eucaristia e nella preghiera, a testimoniarla
nelle scelte e nelle azioni dell'esistenza quotidiana secondo le beatitudini
evangeliche. Come si vede, tutto è detto in termini semplicissimi: è il "sì"
della fede; ma in esso si concentra I'intera vita cristiana nella sua bellezza e
serietà, nel suo incontro vivo con il Signore e nel suo rapporto d'amore e di
dono di sè con i fratelli. E questo in modo originale e specifico, quando è in
questione il vissuto degli sposi, dei genitori e dei figli, degli altri membri
della famiglia. La professione di fede che gli sposi fanno celebrando il
sacramento del matrimonio "richiede di essere prolungata nel corso della vita
vissuta dagli sposi e della famiglia: Dio infatti, che ha chiamato gli sposi
'al' matrimonio, continua a chiamarli 'nel' matrimonio. Dentro e attraverso i
fatti, i problemi, le difficoltà, gli avvenimenti dell'esistenza di tutti i
giorni, Dio viene ad essi rivelando e proponendo le 'esigenze' concrete della
loro partecipazione all'amore di Cristo per la Chiesa in rapporto alla
particolare situazione - familiare, sociale ed ecclesiale - nella quale si
trovano. La scoperta e I'obbedienza al disegno di Dio devono farsi
'insieme' dalla comunità coniugale e familiare, attraverso la stessa esperienza
umana dell'amore vissuto nello Spirito di Cristo tra gli sposi, tra i genitori e
i figli" (Familiaris consortio, n. 51). Carissime famiglie,
vi rivolgo un primo appello dicendo:
fate entrare nelle vostre case più abbondante la parola di Dio, in
particolare quella scritta nel testo sacro della Bibbia! Vi auguro che possiate
essere aiutate e incoraggiate verso una lettura prega-ta delle Scritture
dal servizio cordiale della comunità cristiana, in concreto di sacerdoti,
diaconi, consacrati, catechisti, amici preparati e disponibili. La Diocesi ha
recentemente fornito un'edizione speciale della Bibbia dal titolo Leggere la
Bibbia in famiglia. Perché non diffonderla in modo più sistematico e
capillare, cogliendo le occasioni pastorali più opportune, come la celebrazione
del battesimo e del matrimonio? Secoli fa san Giovanni Crisostomo, vescovo di Costantinopoli,
cosi predicava: "Tornati nelle nostre case, prepariamo due tavole: una per il
cibo del corpo, l’altra per il cibo della Sacra Scrittura. II marito ripeta quel
che e stato detto nella santa assemblea, la moglie si istruisca, i figli
ascoltino. Ognuno di noi faccia della sua casa una chiesa. Non siete voi forse
responsabili della salvezza dei vostri figli? Non dovrete forse un giorno
renderne conto? Come noi, i pastori, renderemo conto delle vostre anime, cosi i
padri di famiglia dovranno rispondere davanti a Dio di tutte le persone della
loro casa" (Omelia sulla Genesi 6,2). E un secondo appello rivolgo a voi famiglie: nella vostra
vita quotidiana riservate a Dio lo spazio che si merita; coltivate con
fedeltà e generosità la preghiera coniugale e familiare! La preghiera è la
voce della fede: senza preghiera, la fede è muta, sterile, si indebolisce e
muore. La preghiera della casa prepara e prolunga quella della Chiesa e fà della
preghiera liturgica l’anima che vivifica e santifica tutte le espressioni, anche
le più umili, faticose e sofferte, del vissuto quotidiano. Non vi dispiaccia riascoltare la voce di Paolo VI che così un
giorno si è rivolto ai genitori: "Mamme, le insegnate ai vostri bambini le
preghiere del cristiano? Li preparate, in consonanza con i sacerdoti, i vostri
figli ai sacramenti della prima età: confessione, comunione, cresima? Li
abituate, se ammalati, a pensare a Cristo sofferente? A invocare l’aiuto della
Madonna e dei santi? Lo dite il rosario in famiglia? E voi, papà, sapete pregare
con i vostri figli, con tutta la comunità domestica almeno qualche volta?
L'esempio vostro, nella rettitudine del pensiero e dell'azione suffragato da
qualche preghiera comune, vale una lezione di vita, vale un atto di culto di
singolare merito; portate cosi la pace nelle pareti domestiche 'Pax huic
domui!'. Ricordate: cosi costruite la Chiesa!" (Discorso all'udienza
generale, 11 agosto 1976).
Riscopriamo la ricchezza e bellezza del battesimo
Un secondo impegno del "programma" sulla traditio fidei
riguarda // dono del battesimo ai figli. E’ un impegno al quale viene
dedicato ampio spazio nel testo del Percorso pastorale e sul quale devono
concentrarsi e svilupparsi un'attenzione precisa e una forte responsabilità
delle comunità e delle famiglie. Non può essere diversamente, perché in questione è il
battesimo, il primo sacramentum fidei, il primo segno efficace della fede
in Cristo, l’ingresso nella vita dello Spirito (vitae spiritualis ianua}.
Qui è la sorgente da cui scaturisce la novità cristiana, il fondamento di
tutta la vita del credente. Qui la Chiesa, nella sua maternità di grazia
ricevuta dallo Spirito, genera a Dio nuovi figli a immagine e in unione a
Cristo, inseriti nel suo Corpo che è appunto la Chiesa, resi partecipi della sua
missione e consacrati al culto e alla gloria di Dio.
Riscoprire la straordinaria ricchezza e bellezza del
battesimo è il punto di partenza essenziale per poter vivere tutte le
responsabilità legate alla pastorale battesimale. Alla base di tutto dovremmo
ritrovare - mediante una seria catechesi e un'adeguata formazione
spirituale - lo stupore, la gioia, la gratitudine di cui parlava
sant'Agostino, pensando al battesimo ricevuto dal Vescovo di Milano, Ambrogio:
"Rallegriamoci e ringraziamo: siamo diventati non solo cristiani, ma Cristo
(...). Stupite e gioite: Cristo siamo diventati!" (In loann. Evang. tract.,
21,8). I primi candidati allo stupore e alla gioia dovrebbero essere
i genitori cristiani. In questo senso ho scritto: "Se un papà e una mamma
chiedono il battesimo per un figlio, esprimono la convinzione di chiedere
qualcosa di bello per il proprio bambino. Anche se la loro famiglia non è
perfetta, non è in grado di dare sempre una risposta convinta e coerente, o
persino non esiste come famiglia vera e propria, tuttavia questi genitori
intuiscono più o meno chiaramente che segnare il proprio figlio nel nome del
Padre, del Figlio e dello Spirito santo è qualcosa di veramente importante per
la sua vita, e un grande bene per lui" (n. 26). Sì, "dovrebbero" essere i genitori, in prima linea, convinti
e impegnati. In realtà l’attuale situazione delle nostre famiglie è
profondamente diversa dal passato. "Oggi non è più possibile, neppure per
le famiglie sacramentalmente unite in matrimonio e 'vicine' alla Chiesa,
presupporre che la richiesta del battesimo per i figli comporti la conoscenza
in profondità di questo sacramento e di che cosa significhi accompagnare la
crescita del bambino battezzato in una vita di fede anzitutto con una
testimonianza coerente di vita in famiglia. La comunità cristiana non può
battezzare il piccolo e attendere che i genitori si rifacciano vivi all'inizio
del cammino di catechesi in età scolare" (n. 26).
Le comunità e le famiglie chiamate oggi a rinnovare la
pastorale del battesimo
In una situazione così cambiata, urge una vera e propria
conversione pastorale da parte di tutti: delle famiglie e delle comunità
cristiane. Dobbiamo scegliere con convinzione e determinazione l’unico
itinerario che scaturisce dalla "logica" stessa - ossia dal logos, dal
senso, dalla verità - del battesimo "sacramento della fede", ossia l’itinerario
di un'a-tentica iniziazione cristiana. In concreto, "l’alternativa... non
è il rifiuto del battesimo o un suo differimento a chissà quando:
l’alternativa è invece accogliere la domanda sincera, anche se poco
approfondita, dei genitori e farsi carico di un loro accompa-gnamento prima e
dopo il battesimo. La garanzia di una crescita cristiana del bambino,
necessaria perché possa essergli conferito, dipenderà sempre più dall’efficace
interazione, entro la comunità cristiana, tra genitori che chiedono il battesimo
per il proprio figlio e le famiglie disposte ad affiancarsi con cordialità ad
essi, favorendo così anche la loro crescita di credenti adulti" (n. 26). Che cosa comporti tutto questo, che cosa sia possibile e
doveroso fare per la traditio fidei in rapporto al battesimo viene
dettagliato nel testo del Percorso pastorale. Segnalo ora, solo
telegraficamente, qualche linea culturale e operativa che esige oggi una
traduzione concreta senza incertezze e ritardi. Sono necessarie: 1) una più stretta "alleanza " tra la comunità cristiana e
le famiglie, l’una e le altre assolutamente necessarie in rapporto al
battesimo, chiamate a "dare-ricevere" nel segno della reciprocità, coinvolte in
profondità secondo la logica della comunione-collaborazione-corresponsabilità; 2) una concretizzazione di questa alleanza attraverso la
compresenza del sacerdote e dei fedeli, in particolare con il servizio
dei diversi operatori pastorali (genitori, nonni, consacrati, catechisti,
educatori, gruppi familiari, ecc.) e con la promozione - a livello parrocchiale
o interparrocchiale o decanale - di un servizio specifico, quello delle
equipes di pastorale battesimale\
3) una cura unitaria (inserita nell'unico itinerario
dell'iniziazione cristiana) e articolata secondo la scansione temporale
del prima-durante-dopo il battesimo, promuovendo nelle forme e nella
misura del possibile la compresenza e compartecipazione dei genitori e dei
figli; 4) un accompagnamento successivo al battesimo
caratterizzato da una specifica concentrazione pastorale sui suoi "contenuti"
(catechesi, preghiera e vita nella loro unità), "luoghi" (famiglie, scuole
dell'infanzia, oratori, ecc.) e "strumenti" (perché non riprendere con rinnovata
valorizzazione il Catechismo dei bambini della CEI?). In questa cura pastorale della comunità e delle famiglie per
i bambini e la loro crescita cristiana deve essere di ispirazione e di sostegno
I'amore di Gesù per i piccoli, puntualmente testimoniato dai vangeli,
come ad esempio in questo brano di Marco: «Gli presentavano dei bambini perché
li accarezzas-se, ma i discepoli li sgridavano... 'Lasciate che i bambini
vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno
di Dio...'. E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li
benediceva» (Marco 10,13-16). L'atteggiamento "profetico" di Gesù, in
netto contrasto con la cultura del tempo, è destinato ancora, come più volte è
avvenuto nella storia della Chiesa, a offrire coraggiose e sorprendenti
iniziative educative a favore dei bambini e, più radicalmente, a far crescere
una "spiritualita dell'infanzia" in senso evangelico che è necessaria in
particolare a tutti noi adulti.
L’educazione all'amore: impariamo ad amare l'amore!
Dalla comunicazione della fede passiamo ora all’educazione
all'amore: un passo naturalissimo, necessario. La fede, infatti, mentre ci
rivela il vero volto di Dio - «Dio è amore» (7 Giovanni, 4,8) - ci rivela
per ciò stesso anche il vero volto dell’uomo: un essere amato e capace di
amare. Come scrivo nel Percorso pastorale: "La fede dà senso e pienezza
all'anelito iscritto in ogni persona, fin nella densità del suo corpo. Di
conseguenza I'educazione all'amore non è un'aggiunta, ma il naturale
compimento della trasmissione della fede: l’iniziazione cristiana raggiunge
il suo scopo quando colui che crede nel Signore vive nell'amore di Dio e verso
il prossimo. C'è dunque un intreccio profondo e vivo tra la traditio ftdei
e la traditio amoris" (n. 33).
L'amore è la chiave e la forza essenziali e decisive per
interpretare e vivere la vera "umanità" delI'uomo, come ci dice l’esperienza
quotidiana, un'esperienza efficacemente ricordata da Giovanni Paolo II nella sua
prima enciclica: "L'uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso
un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene
rivelato I'amore, se non si incontra con I'amore, se non lo esperimenta e non lo
fa proprio, se non vi partecipa vivamente" (Redemptor hominis, n. 10). Ora la famiglia, proprio in forza della sua stessa
natura di "intima comunità di vita e d'amore coniugale" (Gaudium et spes,
n. 48), è I'ambito primo e privilegiato per sperimentare I'amore e quindi
per crescere in "umanità". Ed è anche I'ambito primo e privilegiato per
educare all’amore, se è vero che I'amore non e riducibile al sentimento o
all'istintività ma prende tutta la persona: mente, cuore, corpo, intelligenza,
libertà, apertura al vero, desiderio del bene, anelito all'infinito, bisogno di
Dio. E’ necessario imparare I'amore, imparare ad amare I'amore nella sua verità,
bellezza e serietà. E’ necessario educarsi ed educare all’amore.
Su questo impegno, arduo e affascinante, si sofferma in
termini distesi e concreti l’ultimo capitolo del Percorso pastorale, presentando
la famiglia impegnata a far "crescere I'amore" e ad essere "fedele all'amore".
Desidero qui sollecitare da parte di tutti, a cominciare dalle famiglie stesse,
una duplice attenzione collegata con la fede e con la sua comunicazione e
insieme particolarmente necessaria oggi: l’attenzione alla prospettiva
vocazionale e morale dell'educazione all'amore.
Al cuore dell'educazione: la vocazione e la missione
La prospettiva vocazionale, anzitutto. E’ inclusa, fa
tutt'uno con la stessa educazione all'amore. Generando nell'amore e per amore
una nuova persona, che ha in se il dinamismo della crescita e dello sviluppo, i
genitori ricevono e si assumono perciò stesso il compito di aiutarla in modo
graduale ed efficace a vivere una vita veramente e pienamente umana.
Proprio perché danno ai figli la "vita", essi sono abilitati e impegnati a
dare con la vita le "ragioni della vita", e queste si compendiano
nell'a-more, più precisamente nell’amore come dono di sé, secondo la
felicissima espressione del Vaticano II: "I'uomo in terra è la sola creatura che
Dio ha voluto per sé stessa e (che) non può ritrovarsi pienamente se non
attraverso un dono sincero di sé" (Gaudium et spes, n. 24).
E’ proprio questo dono di sé stessi a costituire la vocazione
e la missione della vita umana, la vocazione radicale e la missione
irrinunciabile per "realizzare" la propria umanità. Non l’abbandono al caso o al
caos decide della nostra vita, ma la scoperta e l’accoglienza di una chiamata
che ci è rivolta e di un compito che ci è affidato: da qui discendono tutta la
bellezza della nostra esistenza e insieme tutta la sua serietà.
In una visione cristiana: la vita è bella perché Dio ci
chiama, ed è seria perché Dio ci affida un compito. E Dio, il cui "mistero"
è amore e dono di sé, non può che chiamarci all'amore che si dona e impegnarci
in esso. In questa chiamata e in questa missione, ripetiamolo, stanno la nostra
dignità e la nostra responsabilità. Su questa vocazione-missione
fondamentale e universale si radicano e si sviluppano tutte le forme diverse e
complementari di vivere nell'amore e nel dono di se: quelle degli sposi, dei
presbiteri e diaconi, delle persone consacrate, dei missionari, dei fedeli
laici, degli uomini e delle donne, degli impegnati in campo sociale, ecc.,
secondo quella varietà meravigliosa che, destinata a raggiungere la singola
persona nella sua unicità e irripetibilità, mostra che nel disegno di Dio ognuno
di noi e importante, necessario, insostituibile nella storia.
Siamo tutti invitati a ricuperare e rilanciare con forza il
nucleo essenziale dell'opera educativa, degna di questo nome: non c'è
educazione che non rimandi alla vocazione e alla missione!
Ci sia di fascino e stimolo la parola di Gesù a Maria e a
Giuseppe, anch'essi impegnati nell'opera educativa: «Perché mi cercavate? Non
sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Luca 2,49).
La "sapienza dell'amore"
Un'altra prospettiva dell'educazione all'amore
desidero richiamare: quella morale. Rimandando di nuovo al testo del
Percorso pastorale là dove si tratta con sufficiente ampiezza dell'età giovanile
e delle relazioni affettive (cfr nn. 35-36), vorrei riprendere l’invito dei
vescovi italiani che nella loro Nota dopo il Convegno di Verona ci chiedono di
"reagire al diffuso 'analfabetismo affettivo' con percorsi
formativi adeguati" (n. 12). Si tratta di superare questo analfabetismo
proponendo, con la parola e ancor più con la testimonianza della vita delle
famiglie e degli adulti, quella che potremmo chiamare la "sapienza
dell'amore", una sapienza cioè che sa scoprire la verità dell'amore e
insieme sa tradurla nella vita con tutta la ricchezza dei valori e delle
esigenze dell'amore stesso, e dunque fa sbocciare e crescere un amore vero,
buono, bello, giusto, fedele, forte, generoso, disinteressato, gioioso e,
proprio per tutto questo, casto.
Si, casto! Ecco la parola che sembra cancellata, derisa o
disprezzata com'e, e che invece sentiamo di dover riprendere con coraggio,
proprio perché chiamati ad amare l’amore e a viverlo come dono di sé. Si fa pero
assolutamente necessaria una grande pulizia della mente e del cuore.
Solo una mente pulita può vincere i pregiudizi e le
letture false e falsificanti. La castità, la vera castità "non significa affatto
né rifiuto né disistima della sessualità umana; significa piuttosto energia
spirituale che sa difendere l’amore dai pericoli dell'egoismo e
dell'aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione"
(Familiaris consortio, n. 33). Quanto al cuore puro, cosi scriveva in "Itinerari
educativi" il mio predecessore, il card. Carlo M. Martini: "II discorso della
castità cristiana è in qualche modo paradossale, rispetto a una concezione
corrente e banale del vivere. Crea delle spinte e delle aperture che sono in
ordine al modello evangelico di amore e di libertà. Per questo non sarà
facilmente capito da tutti. Ma ai giovani non dispiace una coraggiosa proposta
cristiana di castità: spesso la esigono dagli educatori, pur nella
consapevolezza delle loro contraddizioni e dei facili compromessi. I giovani e
gli adolescenti intuiscono, forse più degli adulti, che c'e in gioco l’amore
vero e l’uso corretto dell'inestimabile patrimonio della sessualità. Temono
anche di esaurire le risorse che la natura offre per aiutarli a fare scelte di
amore. Chi non ha il coraggio di indicare ai giovani itinerari di castità per
educarli all'amore, dimostra a sua volta di non saperli amare veramente"
(Itinerari Educativi, Milano 1988, p. 106).
Conclusione
Volgiamo ora il nostro sguardo là dove era partito. Torniamo
a contemplare nella gioia il mistero luminoso di Maria Santissima, la tutta
pura, e iniziando con le parole della liturgia - quelle della Sallenda dei
vespri della Natività - a Lei rivolgiamo questa fiduciosa preghiera.
O Maria, Vergine madre di Dio, la tua natività ha annunziato
la gioia all'universo: da te è nato il sole di giustizia, Cristo nostro Dio.
Illumina le nostre famiglie con la luce divina del suo amore,
rendile consapevoli e liete del dono immenso che custodiscono,
perché sappiano trasmetterlo con fiducia e speranza di generazione
in generazione. Sposa e madre, donna nascosta di Nazareth,
in piena obbedienza di fede ed umile coscienza di bimbo
hai educato Gesù, il Figlio di Dio, a credere e ad amare:
sostieni tutte le famiglie nel trasmettere il senso e la bellezza della vita:
possano irradiare la terra con la luce dell'amore autentico
e insegnarne ai giovani il segreto dono, il Vangelo vivente: Cristo tuo figlio.
Amen.

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